Pirandello

Pirandello è un realista che basa le sue opere prettamente nella vita quotidiana, il tema fondamentale in tutte le sue opere è l'identità degli umani, ciò che appare a noi e ciò che appare agli altri di ciò che realmente siamo. Secondo Pirandello la vita è un FLUSSO, ed essendo tale anche l'uomo è un costante divenire come pure i suoi pensieri e questo porta gli esseri umani a cambiare assumendo sempre nuove identità. Poi c'è un momento, nel quale ci accorgiamo che non siamo più quelli di prima, improvvisamente. Allora inizia una fase di sdoppiamento nella quale non abbiamo più un identità e la sensazione è quella di vedersi vivere, vedere se stessi come ci vedono gli altri. Ci si chiede allora chi si è davvero e se l'impressione che diamo è quella che sentiamo dentro di noi, ma ciò che percepiscono gli altri non siamo noi, ecco quindi che siamo tutti dei nessuno. L'uomo per sua natura ha bisogno di certezze ma la vita essendo un flusso e quindi in continuo variare fa crollare tutti i nostri ideali facendoci sentire indifesi. Questo allora fa si che l'uomo debba cambiare RUOLO, adattarsi, modificando la realtà che lo circonda, divenendo quindi un escluso, escluso dalla società, senza avere nessun posto per se in cui vivere. Allora in molti casi egli viene considerato un pazzo. Ma, come si domanda Pirandello, “Chi può dire chi sia matto e chi no?”.

Pirandello è lo scrittore della crisi, la crisi della vita, nella quale con tutti i suoi cambiamenti noi siamo sempre le stesse persone ma ce ne accorgiamo solo quando il mutamento comincia ad avere un certo peso. La vita associata ha ruoli ben determinati, precisi. E se si cambia allora ecco che tutto si sconvolge e nasce la scelta di buttare tutto all'aria e fare ciò che si vuole. Allora gli altri lo chiamano pazzo. C'è anche una crisi di ideali oggettivi, dove tutto diventa soggettivo, senza un peso preciso. Esistono quindi due mondi, quello interiore e quello esteriore.

L'umorismo

E' un saggio con il quale Pirandello inizia ad esporre il suo pensiero sulla vita, mettendo a contrasto il comico (avvertimento del contrario) e l'umorismo (sentimento del contrario). Infatti l'autore fa notare come l'uomo, nell'osservare ciò che lo circonda, molto spesso si sofferma solo alle apparenze, insinuando e deridendo chi o ciò che vede (avvertimento del contrario). Mentre in un secondo momento, dopo una breve riflessione su ciò che sta accadendo, questa sensazione comica si trasforma in pena, facendoci diventare seri e dispiaciuti per quel che si vede (sentimento del contrario). Questo Pirandello lo fa notare in modo molto esplicito in questo brano proponendo una “..una vecchia signora , coi capelli ritinti, tutti uniti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. ..”. Questo fa ridere ed è appunto un soffermarsi sulla superficialità della cosa, quella signora dovrebbe essere l'esatto contrario di ciò che è. Questa espressione comica è appunto un sentimento del contrario. “Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo” e che ne soffre e “s'inganna che […] nascondendo le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei” fa mutare in noi quella comicità che c'era prima, facendo si che nasca un altro sentimento, il quale ci rende seri, dispiaciuti, provar pena per quella signora. Questo è il sentimento del contrario.

La Patente

Narra di un uomo, Chiarchiaro, riconosciuto da tutti lo iettatore. E per questo motivo l'uomo vuole la patente da iettatore così che, non avendo un lavoro, possa esigere un contributo dagli abitanti del paese felici di pagare pur di evitare la malasorte.

Male di Luna

In quest'opera è narrata la storia di Batà, affetto da licantropia. Egli vive solo in un piccolo pezzo di terra non molto distante dal paesino dove invece abita Sidora, una giovane che lo sposa per volere della madre (Batà era un uomo ricco). Quando essa annuncia le nozze della figlia ancora nessuno sapeva di quella “malattia”, i due si sposano e dopo venti giorni sorse la luna piena e Batà comincia a trasformarsi. Lui per non far del male a Sidora decide di chiuderla in casa ed ella dopo poco svenne.

Il giorno dopo, ripresa dallo shock, fugge impaurita tornando al paese raccontando tutto alla madre e il marito, per convincere Sidora a tornare da lui, accorda con la madre e il cugino Saro (del quale la sposa è innamorata) che essi possono andare a far compagnia alla giovane durante le notti di luna piena. Ventinove giorni dopo torna la luna piena e i due vanno a casa di Sidora chiudendosi in casa, la madre si nasconde in un angolino e la figlia si distende sul letto sperando che Saro la segua ma egli si rifiuta impaurito dai rumori prodotti da Batà che graffia contro la porta.
In questo racconto Batà appare inizialmente come un mostro che tutti temono, ma poi passa ad essere visto come una “vittima” di quel suo male che gli impediva di vivere una vita normale. Al contrario, Sidora, inizialmente sembrava la vittima per diventare poi complice del suo progetto adulterio con Saro.

Il treno ha fischiato

Il protagonista è Belluca, un lavoratore infaticabile, assiduo, faceva qualunque cosa gli venisse chiesto di fare. Una notte, anche se stremato dal lavoro, non riesce a dormire e sente nel silenzio il fischio di un treno. Questo gli fa aprire gli occhi al mondo, inizia a cambiare mentalità, a voler cambiare cambiare vita, lo trasforma radicalmente. Ma l'improvvisa felicità lo trasforma, agli occhi degli altri, in un pazzo.
Il racconto inizia in medias res con la narrazione delle diagnosi del caso Belluca. La pazzia o radicale cambiamento del protagonista viene spiegata come una conseguenza naturalissima della vita di Belluca, impossibile con tutto quel lavoro e a fare da badante a 3 vecchie donne con cui è costretto a dividere l'angusta casa e il poco reddito. La sera prima si era ribellato al capo d'ufficio e questo sembrava strano. E dopo quella notte egli aveva capito che oltre a quella casa e al lavoro c'era il mondo. Naturalmente il giorno dopo egli si sarebbe scusato per l'esaurimento nervoso e il capo gli avrebbe concesso qualche fuga immaginaria su quel treno che fischiava.

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