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Poetica pirandelliana

I tratti caratteristici della poetica pirandelliana sono:
Vitalismo: Non inteso come in D’Annunzio in termini dionisiaci ed edonistici come esortazione a vivere e a ricercare comunque il piacere e l’affermazione personali, ma come flusso ininterrotto di vita (richiama il concetto classico di panta rei), a cui appartengono tutti gli esseri viventi e non viventi, che di tanto in tanto si cristallizza in delle forme.
Fissazione = maschera: Da questa fissazione deriva la maschera, ovvero quel ruolo posticcio che gli altri ci attribuiscono e che ricopriamo nella vita a seconda dei momenti. È dunque un oggetto che copre la nostra vera identità, il nostro vero io, che tuttavia non è unitario, ma frammentario. Pertanto finiamo con l’aderire al giudizio degli altri ed essere non come realmente siamo, ma come gli altri ci vedono.

Trappola: L’individuo è quindi intrappolato in schemi che gli impediscono di essere se stesso. Tali schemi sono:
La famiglia: che intrappola nei ruoli di figlio, marito, padre, fratello; nella poetica di Pirandello, in contrapposizione ad esempio con quella di Pascoli, essa ha sempre una connotazione negativa, in quanto è vista come luogo di prigione, costrizione e limitazione (l’elemento biografico della follia della moglie inizia ad incidere)
Il lavoro: è visto sempre in un’accezione negativa come vincolo, soprattutto per gli uomini che Pirandello ritrae nelle sue opere, che non lo scelgono sulla base di una passione, ma devono subirlo per far fronte alle difficili condizioni economiche. Si tratta sempre di lavori impiegatizi, spesso bancari, ripetitivi e poco gratificanti.
Filosofia del lontano: Secondo Pirandello l’uomo può cogliere la vera essenza della realtà solo osservandola da molto lontano, in quanto facendone parte non si è in grado di osservarne gli aspetti positivi e negativi; l’uomo saggio deve invece avere un atteggiamento distaccato.
Umorismo: È il concetto chiave della sua poetica (come il fanciullino per Pascoli).Ad esso dedica un saggio, in cui esprime anche la propria concezione dell’arte e della letteratura.
La realtà spesso presenta situazioni paradossali e a tratti comiche: la reazione immediata è quella di ilarità, ma presto questa lascia il posto ad una riflessione amara che lascia un senso di angoscia e tristezza.
Pirandello stesso fa un esempio: una signora anziana vestita e truccata da adolescente fa ridere nell’immediato, perché si avverte subito che è il contrario di ciò che dovrebbe essere. Infatti alla base dell’umorismo c’è proprio il “sentimento del contrario”, che genera una risata immediata, una ilarità improvvisa, ma un sentimento di amarezza e angoscia dopo. È questo il paradosso della condizione umana e le opere di Pirandello devono rifletterla, portando a ridere, ma svelando al tempo stesso la tragicità delle cose.
L’unico modo che l’uomo ha, secondo Pirandello, per sfuggire dalle trappole dell’esistenza è la follia, come alterazione vera o fittizia dello stato di normalità: alle persone folli infatti è consentito tutto, paradossalmente esse sono le persone più libere di esprimersi, in quanto libere dai vincoli delle maschere e dai limiti delle trappole. Da questo punto di vista Pirandello può essere perfettamente inquadrato nel Decadentismo, che subisce il fascino dell’imperfetto e usa stati alterati come la malattia o appunto la follia per conoscere e interpretare una realtà che l’io percepisce come densa di mistero perché non è più razionale.

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