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Pirandello, Luigi - Il pensiero

Breve appunto sullo scrittore e commediografo Luigi Pirandello, volto a definirne brevemente il pensiero, le tematiche, i suoi costanti interrogativi riguardo all'identità.

E io lo dico a Skuola.net
Il pensiero di Luigi Pirandello (1867-1936)

Luigi Pirandello si definì egli stesso uno scrittore-filosofo.
Questo perché partiva da una concezione propria dell’esistenza, e le sue opere erano dunque un modo per dimostrare il suo punto di vista.

Tipica della sua letteratura è prima di tutto una grande attenzione per la vita di ogni giorno. Tuttavia egli non è un verista, bensì un realista.
Allo stesso modo egli non può essere definito neanche un decadente, perché per Pirandello l’essenza unita ed universale delle cose non esiste, e non ci si può dunque arrivare.

Tema fondamentale di tutte le sue opere è l’identità’. L’identità dei singoli esseri umani, l’immagine di noi stessi, ciò che appare agli altri di ciò che realmente siamo.

Secondo Pirandello, infatti, la vita è un FLUSSO. E proprio questo flusso è il principio di una amarezza profonda, dell’inutilità, della frustrazione.
Poiché la vita è un flusso, dunque, anche l’uomo è un costante divenire, come pure i suoi pensieri.
Gli esseri umani, perciò, cambiano, assumendo nuove identità.
Cambiando forma e faccia non si ferma comunque il flusso della vita.

C’è un momento, quindi, in cui – secondo Pirandello - ci accorgiamo che non siamo più quelli di prima. Tutto d’un tratto, improvvisamente.
Allora c’è la fase di sdoppiamento, in cui non abbiamo più la nostra identità.
La sensazione è quella di vedersi vivere: vedere di se stessi quello che vedono gli altri.
Diveniamo così “uno, nessuno e centomila”.
Siamo nessuno perché nessuno conosce il nostro vero sentirci. E siamo anche centomila: le centomila identità fasulle che ci vengono attribuite da chi ci sta intorno.

Ci chiediamo allora chi davvero siamo, e se l’impressione che diamo è quella che sentiamo dentro di noi.
Ma ciò che percepiscono gli altri non siamo noi: ecco che siamo tutti dei nessuno.

L’uomo si aggrappa per tutta la vita ad ideali illusori, ma in questo consiste anche il senso di oppressione che caratterizza gli esseri umani.
Occorre dunque cambiare, insieme al flusso della vita. Questo però significa anche rinunciare alle nostre certezze, e sentirci pertanto indifesi.

Il problema, però, è che l’uomo ha un bisogno insopprimibile di certezze, e cambiando ruolo, cambia anche il mondo attorno a lui, perché il cambiamento riguarda anche chi lo circonda.

Sconvolgendo la realtà che lo circonda, il personaggio pirandelliano diviene allora un escluso, un estromesso dalla società, un uomo che non ha più un posto per sé in cui vivere. Allora egli viene in molti casi considerato un pazzo.
Tema dominante nelle opere di Pirandello è infatti anche la pazzia.
Chi può dire – si domanda Pirandello - chi sia matto e chi no?

Pirandello si occupa, nel corso della sua vita, sia di narrativa che di teatro.
Il teatro, in particolare, aiuta Pirandello ad esprimere questa dualità che sente tra essere e sembrare.
Il teatro è dunque il luogo in cui si può rappresentare, nel suo farsi, quel momento in cui ci accorgiamo che gli altri ci vedono in modo diverso.
Usciamo allora da noi stessi e guardiamo la nostra maschera che recita, e facciamo a riguardo i nostri commenti, osservando come reagiscono gli altri.
Il teatro diventa da questo punto di vista una rappresentazione della vita.
La maschera, uscita dall’uomo, è nuda, cioè senza vita, e i rapporti sociali si fondano dunque sull’inganno: “Io sono ciò che mi si crede”.

Pirandello è dunque lo scrittore della crisi.
La crisi dell’identità, prima di tutto: se la vita è infatti un flusso, non siamo sempre gli stessi, e ce ne rendiamo conto solo quando il mutamento comincia ad avere un certo peso.
Nello stesso tempo la vita associata ha ruoli determinati, ruoli ben precisi. E se si cambia, ecco che tutto viene sconvolto.
Ecco dunque la scelta di buttare all’aria tutto, da parte del personaggio pirandelliano, e di fare tutto ciò che si vuole. Gli altri lo chiamano allora pazzo.
In secondo luogo, Pirandello descrive anche una crisi di ideali oggettivi: tutto diventa soggettivo, e senza un senso preciso. Esistono infatti due mondi: uno interiore ed uno esteriore.

Questa difficoltà nel capire chi realmente si è, sarà poi analizzata, da un punto di vista strettamente psico-analitico, anche da Italo Svevo. La cosiddetta “malattia”, come la definirà.

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