Pirandello


Pirandello è siciliano, ma frequenta molto spesso anche altre città italiane. Lui era molto legato ai suoi familiari ma allo stesso tempo li percepiva come una trappola, e questo sarà presente in molte sue opere. La figura di suo padre, molto ingombrante, rimanda al complesso di Edipo in Freud.
Egli sposa una donna ricca che ha in dote una miniera, ma ha molti problemi psicologici che aumenteranno e lui sarà costretto a rinchiuderla.
Il tema della pazzia o del mancato contatto con la realtà sarà ricorrente in Pirandello.
“L’esclusa” è l’inizio del suo percorso che punta ad evidenziare il paradosso presente nella realtà stessa, ma contiene ancora qualche vincolo alla società che è simbolo di materialismo. Infatti nel primo periodo, lui è stato a Roma, ha avuto contatti con Capuana e ha sviluppato una visione della realtà che si opponeva al naturalismo, perché nulla è come appare. Questo romanza parla di due coniugi, e il marito è gelosissimo della moglie perché pensa che lei lo tradisca, anche il padre di lei comincia a disprezzarla a causa di questo sospetto e lei inizia ad allontanarsi da tutti. Sentendosi sola, decide di tradire il marito con la persona di cui il marito sospettava, ma proprio in quel momento il marito capisce di aver esagerato e la richiama in casa. Lei viene presentata colpevole quando è innocente e innocente quando è colpevole, quindi la realtà ci viene sempre presentata attraverso un paradosso, che ricorrerà spesso in Pirandello.
Scrive diverse novelle che metterà insieme nella raccolta “Novelle per un anno”. Il titolo è tanto per essere dato perché sono novelle dai temi eterogenei. Alla fine, le sue novelle vertono al surrealismo e sono vicine all’Espressionismo, una corrente artistica che mette in evidenza il sentimento interiore con cui vediamo la realtà. La realtà è deformata e diventa espressione di uno stato d’animo o di un sentimento, con l’accentuazione di alcuni particolari a discapito di altri.
Contemporaneamente alle novelle si dedica al teatro. Questo è importante perché lo coinvolgerà molto, ma lo legherà anche al fascismo. Lui firmò la sua adesione al partito fascista ma non partecipò più di tanto alla vita politica. La sua approvazione del fascismo non era dal punto di vista ideologico, ma si dice che fosse anche perché riceveva agevolazioni per il suo teatro. Le opere teatrali saranno messe insieme in una raccolta chiamata “Maschere nude”. Il titolo è un ossimoro, poiché la maschera impone di coprire la realtà, mentre “maschere nude” sembra un controsenso. Egli in realtà gli trova un significato importante, in quanto pensa che l’essenza vera dell’uomo non esista, esiste la maschera che verrà poi coperta con un’altra maschera e questo porterà all’annullarsi della persona. Pirandello infatti è nichilista, fu influenzato da Nietzsche, da Bergson e da Binet con le sue teorie dell’isolamento dell’io e dell’impossibilità di un rapporto con altri uomini. Egli era un sociologo e uno psicologo francese e riteneva che la vita fosse un flusso continuo e che la forma fosse la cristallizzazione di questa vita. Quindi, la forma che dovrebbe definire la vita, finisce per limitare la vita stessa perché non è più libera di cambiare ed adattarsi ad una vita in continuo cambiamento.
Inoltre Pirandello sarà deluso dal fascismo quando a lui fu preferita Grazia Deledda, che vinse anche il premio Nobel. Lui rimase comunque iscritto al partito anche quando cessarono i contributi, perché vedeva in Mussolini un modello di uomo, in quanto rappresentava esattamente ciò che voleva essere, però è ciò che gli altri credevano che lui fosse. Era affascinato da lui.
Scrisse diversi romanzi.
Il fu Mattia Pascal. Quest’uomo sposa una donna che non ama, che gli porta diversi problemi economici e familiari. Decide quindi di allontanarsi da quella famiglia che vede come una trappola (tema della trappola familiare). Vince una bella somma di denaro e mentre torna a casa vede un manifesto che annunciava la sua morte, dove c’era scritto che sua moglie e sua suocera avevano riconosciuto il suo cadavere. Lui approfitta di questa opportunità e cambia nome. Cambiando nome lui crede di poter cambiare identità e attraverso diverse vicende giunge ad avere contatti con persone nuove, con un filosofo e con sua sorella di cui si innamora. Si rende conto, però, che non può iniziare una nuova vita perché non ha un'identità. Decide quindi di far morire il nuovo sé stesso per ritornare Mattia Pascal. Tornando a casa, viene a sapere che la moglie si è già sposata con un altro, e a lui non resta che narrare le sue memorie in attesa della morte. Lui indossa la maschera volutamente e cerca di sfruttarla, ma alla fine la maschera comunque si ritorce contro di lui.
Il turno. È il paradosso di un uomo che aspetta di sposarsi con la donna che ama che prima è costretta a sposare un vecchio ricco. Sposa poi l’avvocato che ha fatto sì che lei ereditasse, e il protagonista aspetta il suo turno dopo che muoia anche l’avvocato.
I quaderni di Serafino Gubbio. Il rapporto dell’uomo con la macchina. È un uomo che vive ai margini del mondo teatrale e annota sul suo diario tutto ciò che succede e sa che una donna russa “mangiatrice di uomini” (=tema della donna fatale) ha fatto innamorare di sé uno degli altri attori e nel corso della scena Serafino Gubbio riprende l’attimo in cui un uomo ingelosito spara la donna. Sulla scena c’è anche una tigre che appena avviene questo lo aggredisce e lo sbrana. Serafino diventa muto perché ha assistito a questa scena così cruenta e non ha la forza di parlare.
Spesso l’uomo diventa spettatore della propria vita e il fatto che Serafino sia dietro la cinepresa, ci dà l’idea dell’uomo estraneo dalla vita che agisce come spettatore passivo. È espressione dell’alienazione in cui vive l’uomo.
Critica alla macchina e del progresso che tende a snaturare l’uomo e non renderlo più padrone di sé o delle proprie azioni.
Uno nessuno e centomila. Un uomo che ha ereditato la banca del padre che era uno strozzino pensa di essere definito tale dagli altri. Pian piano però rinuncia a fare lo strozzino, dona tutti i suoi averi affinché si costruisca un ospizio dove lui stesso va ad abitare. Da che era uno, decide di essere nessuno e contemporaneamente smette di essere anche centomila perché la gente ne diceva di tutti i colori su di lui. Qui abbiamo la protesta di un uomo che rifiuta le machere che tutti i suoi conoscenti gli accreditano.
La maschera fa sì che ognuno veda un uomo secondo il proprio punto di vista, quindi l’uomo finisce per diventare centomila. Ma quando decide di indossare la maschera per sfruttarla a suo vantaggio si annulla, diventando nessuno. Qui si vede la “cristallizzazione” di una vita che non è dinamica, ma è statica nel proprio personaggio. Quindi anche sfruttando la maschera si finisce per soccombere.
La realtà è molteplice, ed è impossibile che l’uomo riesca a mantenere la propria identità in una maniera positiva perché la maschera è una condanna che ci sottrae al divenire continuo della realtà, ed è negazione della vita.
Lanterninosofia= l’uomo è come se vivesse accompagnato da un lanternino, cioè tutte le certezze che ogni uomo ha e che gli fanno credere di essere al sicuro. Così come quando camminiamo con una lanterna in mano noi riusciamo a vedere fino ad un certo punto, ma comunque la lanterna è vista in positivo perché ci aiuta nel buio, però nello stesso tempo significa che noi ci muoviamo solo nell’ambito di quella luce e non accediamo al flusso continuo del buio, che rappresenta la vita. Le lanternine sono collegate a dei lanternoni (le filosofie, i grandi modi di pensare nel tempo), a cui le lanternine attingono. I lanternoni però si possono spegnere perché il modo di pensare cambia. Quando accade, si finisce nel panico perché ogni volta che si vuole rimanere in un ambito circoscritto, proprio perché è circoscritto non rappresenta la vita e quindi non si ha la conoscenza univoca della realtà. Tutto ciò Pirandello lo manifesta con il teatro.
Il teatro di Pirandello è anche grottesco e paradossale, e mette in scena le manifestazioni più assurde della vita. Elabora inoltre una teoria nel “Saggio sull’umorismo”, dove dice che c’è differenza tra la comicità e l’umorismo.
• La comicità è l’avvertimento del contrario (una vecchia signora vestita da ragazzina porta a ridere e ci si può fare una battuta).
• L’umorismo invece è il sentimento del contrario (perché questa signora anziana si veste da ragazzina?), attraverso l’umorismo si smascherano alcune verità. Lui, attraverso l’umorismo cerca di razionalizzare la realtà perché attraverso la ragione cerchiamo di spiegarci ciò che nell’immediato può far ridere, ma in realtà fa riflettere. Questo umorismo nel teatro viene manifestato con il grottesco.
In “Sei personaggi in cerca d’autore” vediamo che il teatro dovrebbe essere una rappresentazione della realtà, com’è possibile rappresentare la realtà? Con Pirandello infatti il teatro cambia: scompare il sipario, gli attori scendono tra il pubblico. In quest’opera ci sono 6 personaggi che affrontano diverse vicende.
L’ultima fase del suo teatro è mitico, perché Pirandello si allontana sempre più dalla realtà e dalla sua rappresentazione.
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