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Ciaula scopre la Luna(Luigi Pirandello)

dalle Novelle per un anno

L’ambiente in cui si svolge la novella richiama il clima veristico e più precisamente rimanda a Rosso Malpelo di Verga: la solfara di Ciàula scopre la luna ricorda la cava di rena del racconto verghiano; Ciàula, come Malpelo, è il reietto su cui tutti si rivalgono ed affiora il tema della denuncia sociale.

Addirittura, Pirandello sembra attuare la regressione, tipica di Verga, riproducendo il linguaggio e l’atteggiamento dei “picconieri” della solfara. In realtà, il narratore di Ciàula non si pone al livello dei personaggi, appartiene evidentemente ad una dimensione socio-culturale più elevata ed è in grado di proporre giudizi su ciò che descrive. Diversamente da Verga, Pirandello non vuole annullarsi nella regressione, bensì delinea la realtà narrata secondo il suo codice di valori e le sue prerogative.

Dunque, tra Rosso Malpelo e Ciàula scopre la luna vi è un’analogia solo apparente: sebbene i due protagonisti abbiano molto in comune, Malpelo è portatore di una coscienza lucidissima e “scientifica”, mentre Ciàula vive in modo puramente istintivo, quasi animalesco (lo dimostra il suo soprannome, che significa “cornacchia”). Non a caso Pirandello insiste spesso sull’inconsapevolezza del personaggio (“Senza che n’avesse chiara coscienza”, “senza saperlo, senza volerlo”); lo scrittore non intende riprodurre il meccanismo sociale nel riflesso della lucida coscienza di una vittima, ma descrive un’esperienza irrazionale, scegliendo come terreno di indagine un animo elementare, primordiale, ai confini dell’animalità.

L’esperienza di Ciàula è carica di valore simbolico: il suo riemergere dalla solfara al chiaro di luna allude a una nascita e la sua natura inconsapevole è la condizione prenatale (si notano le espressioni “le viscere della montagna”, “ci stava cieco e sicuro come dentro il suo alvo materno”, “Egli veniva su su su, dal ventre della montagna”). Più precisamente, l’episodio di cui il giovane è protagonista simboleggia una rinascita, la resurrezione dall’“antro infernale” dei cunicoli della solfara. In quest’ottica si collocano i concetti del buio e del vuoto come immagini della morte ed anche l’apparizione divina della “Luna” (si nota l’iniziale maiuscola). L’astro luminoso induce conforto, consola e libera dalle angosce, ridà la vita (“per lei non aveva più paura, non si sentiva più stanco”).

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