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Luigi Pirandello

Le sue opere si riferiscono a due generi letterari:
1. la letteratura
3. il teatro

Egli è considerato un rivoluzionario per il rinnovamento delle tecniche letterarie e i moduli espressivi usati: sul piano ideologico egli attua una continua demistificazione dei valori, delle convenzioni e delle istituzioni.
La dimensione di intellettuale rivoluzionario si accosta ad una vita regolata e borghese: nasce a Girgenti e frequenta la facoltà di lettere a Roma, si laurea a Bari, e si sposa con una sua compaesana; si stabilisce poi a Roma dove insegna all’istituto superiore del magistero, dedicandosi all’attività letteraria. Nel 1934 vince il premio Nobel e morirà due anni dopo.
Ebbe una formazione patriottico-risorgimentale legata a tradizioni garibaldine e testimoniata nel romanzo “I vecchi e i giovani”. Le ideaologie liberali e risorgimentali si scontrano con la deludente realtà politica di fine ‘800.

Nel 1904 una frana in una miniera di zolfo causa il disastro economico della sua famiglia e quello della moglie. Fu preda di una crisi nervosa e capì che la realtà non è uguale per tutti. Comincia a porsi i problemi di una vita sofferta.
Nel 1924 ha la tessera del Partito fascista dopo l'assassinio Matteotti. Probabilmente questa scelta è da collegare alle ideologie patriottiche frustrate o alle posizioni antidemocratiche; si sottrae a ogni obbligo di “ufficialità” e continua ad approfondire i suoi temi preferiti.
Nel 1925 incontra Marta Abba, una giovane che lavora nel teatro e la sceglie come prima attrice del “Teatro d’Arte contemporanea di Roma”. Pirandello prova per lei un immenso sentimento amoroso che sublima e limita: per lei scrive varie commedie.

Principi di poetica e modalità di rappresentazione
Il saggio “L’umorismo” del 1908 è un'enunciazione di poetica e biografia intellettuale. Qui Pirandello dà una riflessione e prova a spiegare il sentimento del contrario: polemizza con l’estetica crociata (distinzione delle categorie di spirito e dei momenti della coscienza) e valorizza il ruolo essenziale della riflessione nella creazione artistica, che assiste al nascere e al crescere dell’opera. Questa componente riflessiva si pone innanzi al sentimento, lo analizza, ne scompone l’immagine e da questa scomposizione sorge o spira il sentimento del contrario. E' il sentimento del contrario che permette di cogliere attraverso la riflessione la complessità del reale.
Una realtà è comica quando è contraria alle più comuni norme di comportamento, la riflessione fa andare oltre a quel primo avvertimento, e ci fa addentrare verso il sentimento del contrario. Il relativismo gnoseologico si risolve:

a) superamento del principio di verismo positivistico: esistenza della realtà oggettiva concepita come un autonomo dato di fatto
b) negazione del valore conoscitivo della ragione (scienza): introduce una visione dialettica del reale, rappresentazione della realtà appositamente interpretata la priva di un’oggettiva consistenza e nel superamento della barriera del naturalismo.
Nel suo primo romanzo “L’esclusa” (1901) è presente questo tema di fondo. La donna che viene cacciata di casa dal marito perché ritenuta adultera è riammessa a casa dal marito quando l’atto del tradimento lo ha realmente compiuto; il è clima veristico ma non vi è una concezione univoca della realtà: il contrasto tra l’apparenza e la realtà, si verifica in uno sfaccettarsi della verità ed è legato alla forma che soffoca la vita. “Tutti i fenomeni, o sono illusioni o la ragione di essi ci sfugge”.

Depersonalizzazione
Questo relativismo scaraventa l’uomo in un mare di tenebre e dà luogo all’esperienza della depersonalizzazione: l’uomo esce fuori da se stesso e si osserva cogliendosi tra il fisico e il metafisico. Questa esperienza consiste nella scoperta e nella consapevolezza del valore fittizio delle forme che ci alienano da noi stessi, la sensazione di “alienazione” la vediamo noi stessi nella vita in una nudità inquietante, come se ci si chiarisse una realtà diversa, una realtà vivente oltre la nostra vista umana e in questo contesto l'esistenza quotidiana ci appare priva di senso e scopo.

Grottesco e pietà
Il relativismo gnoseologico mette a nudo la convenzionalità dei valori accettati, dei ruoli assunti e subiti, delle istituzioni della vita associata.
Foto e Video su Pirandello

L’atteggiamento che ne deriva è la perplessità, la consapevolezza della rovesciabilità di ogni aspetto del reale deriva da quel sentimento del contrario: l’umanista può volere e non volere, può disprezzare e compatire al contempo.
Esistono due aspetti fondamentali in Pirandello: da una parte il grottesco e dall'altra la pietà. I personaggi mediocri, sono una sorta di eroi negativi e di vittime di un universo piccolo-borghese, privo di veri ideali. Emerge la solitudine dell’incomunicabilità. Opera caricaturale dell’ espressionismo europeo.

Poetica dell’ umorismo
Si ha un ribaltamento della prospettiva e l’accanimento grottesco trascolora di pietà e comprensione. C’è un costante riferimento alla Sicilia e a Girgenti fatta da un uomo della provincia siciliana, oppresso dalla società angusta, dai pregiudizi arcaici, dalla prigione di tabù della collettività locale, insicuro per l’esperienza fallimentare di secoli, egli rappresenta la crisi dell’uomo moderno. La distruzione delle forme narrative deriva dalla concezione che Pirandello ha della realtà: il relativismo gnoseologico, la coscienza della polivalenza e contraddittorietà degli avvenimenti diventano forme narrative diverse dal romanzo.

La Posizione di Pirandello è una testimonianza e una coscienza della crisi, destrutturalizzazione delle forme narrative tradizionali: le modalità atte a rendere la contraddizione, la molteplicità, l’indecifrabilità del reale.
A livello di fabula e contenuti il personaggio è scisso, alienato, non più capace di un fiducioso e operoso rapporto con la realtà. Egli si configura come inettto e impossibilitato a realizzare la propria identità come nell'opera “Uno nessuno e Centomimila”. Il rifiuto del suo stato sociale e dei suoi obblighi permette una determinazione del ruolo del caso che non è controllabile, ma irrazionale. Le Modalità narrative sono la prosa che si segnala per le dissonanze, “espressioni”, indiretto libero mettere a nudo la complessa interiorità dei personaggi; scardinamento della successione cronologica e contaminazione di generi letterari.

Nelle novelle subentrano l’angosciosa e l'inconoscibilità del reale: “La signora Frola e il signor Panza suo genero”, coscienza della convenzionalità che opprime l’uomo; “La carniola”, vagheggiamento di un’evasione impossibile; “Il treno ha fisciato”, impasto tra grottesco e pietà. Costante è il tema della pena di vivere.
Per essere umorista bisogna che l’artista abbia un’esperienza amara della vita.
“I vecchi e i giovani” 1906-’13 è l’unico insieme a “L’esclusa”, di impianto veristico, che esprime il conflitto tra la vecchia generazione risorgimentale e la nuova. Una confessione più diretta dello shock originato dalla coscienza di Pirandello.

Il teatro
La narrativa e il teatro hanno in Prandello gli stessi temi: utilizza e trasforma impianti e materiali della produzione a lui precedente. Nel 1916 pubblica il romanzo “Si gira” che segna la fine dell'attività romanziere e l'inizio di quella da commediografo. Continua a scrivere novelle e durante la fase precedente aveva già fatto rappresentare alcuni lavori. Forma narrativa e teatrale in lui si integrano a vicenda.

Cerebralismo
Il suo teatro si distingue perché:
a) introduce una visione dialettale del reale = realtà appostamente interpretata. Non c'è un'oggettività consistente;
b) personaggi impegnati nello scontro dei loro divergenti punti di vista sulla realtà. Tutti i personaggi hanno un carattere raziocinante (cerebralismo) e il dialogo è di tipo filosofico: ragionare personalmente, per Pirandello, è un vano tentativo di rompere il carcere della solitudine, stabilire un colloquio è come vivere nella totalità, nel fallimento, nell'accettazione della solitudine. Quella maschera che cela e imprigiona la vita autentica per Pirandello svela il volto dolente che cela la maschera. Rende le aspirazioni e le sconfitte dell’uomo contemporaneo con la fusione dell’accanimento logico e della pietà.

Teatro e metateatro
A questa novità, se ne aggiunge un'altra: la dissoluzione della funzione scenica. Si parla in Pirandlelo di “teatro nel teatro” poiché egli fa un'eliminazione della quanrta parete che separa gli attori dagli spettatori: si ha una trilogia del teatro nel teatro “Sei personaggi in cerca d’autore”, il metateatro fa uso di un testo teatrale per discutere di teatro.
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Il tema costante è il carcere della solitudine umana e l’impossibilità di uscirne uniti all'incapacità di intendersi, di rendere ineffabile la realtà. L’arte, non può così essere altro se non la finzione di fronte alla realtà.

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