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La poesia comico-realistica

Antitesi della spiritualità medievale fu la poesia comico-realistica, sorta in Toscana, in special modo presso Siena, accanto alla corrente stilnovista. Di quest’ultima fu forte contrapposizione per il suo carattere realistico e dissacrante. Essa, infatti, descriveva l’amore come un sentimento fisico, la donna quale creatura terrena, e accanto ad essi esaltava il denaro, il gioco, la taverna, il piacere. Sul piano lessicale la poesia comico-realistica era alla costante ricerca di una terminologia colorita e diretta, di un linguaggio che fosse il più possibile affine al gergo popolare. Tra i maggiori esponenti del genere comico-realistico si ricordano Rustico di Filippo, Cecco Angiolieri e Folgore da San Gimignano.

S’i’ fosse fuoco, ardereï ‘l mondo (di Cecco Angiolieri)


S’i’ fosse fuoco, ardereï ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse l’acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;

s’i’ fosse papa, allora sarei giocondo,
ché tutti i cristïani imbrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i’ fosse vita, non starei con lui:
similemente faria da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco, com’ i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zop(p)e e vecchie lasserei altrui.

Il componimento mostra in modo lampante il carattere dissacrante e burlesco della poesia comica trecentesca, la contrapposizione della realtà più materiale a tutto ciò che è nobile e degno. Si tratta di una posa voluta, di un gioco letterario, e ciò è ben confermato dallo smorzamento dei toni che avviene nel finale, quando il poeta “strizza l’occhio” al lettore attenendosi alla realtà più concreta e veritiera.
Il carattere goliardico della poesia è messo in luce anche dalla punteggiatura scandita, dalla struttura e dalla forma: il fitto impiego dell’anafora (il procedimento fondato sulla ripresa della stessa costruzione letterarie, “S’i’ fosse…”) e l’uso del condizionale in chiusura di verso. Tutto è disposto in una configurazione simmetrica, per cui il ritmo della poesia risulta teso e martellante fino, almeno, all’ultima terzina. Solo a questo punto, infatti, si verifica lo scioglimento della struttura poetica rigorosa adottata da Angiolieri e si giunge al suo finale ammiccante.

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