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Pier della Vigna (o delle Vigne)

Nasce a Capua nel 1190, studia retorica e diritto a Capua e poi Bologna. La sua vita si lega a quella dell'imperatore Federico II di Sicilia, per il quale ricoprì incarichi di elevato prestigio, da giudice a cancelliere a alto funzionario.
Caduto in disgrazia, subisce la prigione nel 1249 a Cremona, muore suicida (cfr. Dante Inferno, XIII) in una imprecisata località toscana.
L'opera più importante lasciataci è l'Epistolario scritto in lingua latina, esempio di preparazione giurudica e abilità retorica. E' autore di alcune canzoni e sonetti appartenenti alla scuola siciliana.

Però ch'amore non si pò vedere

Però ch'amore non si pò vedere
e no si tratta corporalmente,
manti ne son di sì folle sapere
che credono ch'amor sia niente.

Ma po' ch'amore si face sentire

dentro dal cor signoreggiar la gente,
molto maggiore presio de[ve] avere
che se'l vedessen visibilemente.

Per la vertute de la calamita
como lo ferro atra no si vede,
ma sì lo tira signorevolmente;

e questa cosa a credere mi 'nvita
ch'amore sia; e dàmi grande fede
che tuttor sia creduto fra la gente.

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