Iacopone da Todi e e le laude religiose

Nel XIII secolo sorsero numerose “laude” accanto all'ordine francescano per praticare la penitenza, convertire i peccatori e praticare un cristianesimo più fervido di religiosità.
Tale laude che erano composte sul metodo della “sestina” erano artisticamente povere ed ebbero il loro massimo esponente in Jacopone dei Benedetti da Todi (1236 – 1306).
Uomo di buona cultura, che aveva studiato giurisprudenza ed esercitato l'avvocatura, subì intorno ai trent'anni una profonda crisi morale per cui abbandonata la vita sociale, entrò nell'ordine francescano. Il suo carattere non ebbe l'equilibrio sereno di S. Francesco 1182 – 1220 e perciò a volte lo vediamo epsrimere la dolcezza di un sentimento interiore e a volte invece di rappresentare con crudo realismo la volontà del mondo che egli ripudia. Quando rappresenta il giorno del Giudizio Universale lo descrive con un forte senso del sublime.

Ad esempio nella lauda drammatica “Donna del Paradiso” rivive con profonda e tenerissima umanità francescana la sofferenza della croce, nel cuore di Cristo che sopra ogni tormento soffre per il dolore della si “mamma” e nel cuore della Madonna che vede e piange in quell'uomo crocifisso il suo figlio bambino nella lotta accanita in seno all'ordine francescano tra “conventuali e spirituali”, si schierò dalla parte del rigorismo spirituale combattendo anche Bonifacio VIII, fino ad essere scomunicato ed imprigionato. La sua varia e ricca umanità si riflette potentemente in una sintassi frammentaria, in una crudezza di toni, talvolta anche nel balbettio del linguaggio, portato a ripetere fino all'ossessione una parola.

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