Daniele di Daniele
Blogger 27611 punti

Guido Cavalcanti

Figlio di Cavalcante nacque nel 1250 a Firenze e come Dante prese posizione a favore dei guelfi bianchi e quindi nel 1300 venne esiliato anche lui. La prima parte della sua vita è estremamente simile a quella di Dante, ma Cavalcanti non diventa profondamente religioso come il suo concittadino, anzi perde la fede e questo si riflette nei suoi componimenti. Il sentimento dell’amore non è più visto in ottica divina ma diviene un sentimento prettamente umano e come tale fa soffrire se non corrisposto. Quindi esso non è più un sentimento che permette attraverso la donna amata di arrivare a Dio, come lo era in Dante, ma è una forza oscura che si impossessa dell’anima generando paura, angoscia, sofferenza. Questa sofferenza non trova pace, perché Cavalcanti non crede in Dio, perciò essa lo accompagna fino alla morte, questo lo possiamo vedere nella ballata "Perch’io no spero di tornar giammai". Nascono da queste concezioni I temi caratteristici della poesia di Cavalcanti: lo sbigottimento, il tremore, le lacrime, I sospiri, che conducono l’amante alla distruzione fisica e spirituale. La donna non è più un angelo, ma è un essere inconoscibile, irraggiungibile. Il dramma del poeta è fortemente interiorizzato ed esso è così devastante che gli spiritelli (cioè gli spiriti che presiedono alle varie funzioni vitali del corpo) a mano a mano se ne vanno via, causando la morte del poeta. Anche in Cavalcanti ritorna la tematica della sofferenza per l’esilio, com’era anche per Dante. Nonostante le tematiche "cruenti" lo stile di Cavalcanti rientra nelle caratteristiche del dolce stil novo, con versi melodici, linguaggio non troppo ricercato come nella poesia alta di Guittone, che era all’opposto dello stilnovismo.

Registrati via email