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La poesia religiosa umbra si caratterizzò per la figura di San Francesco D'Assisi. Nacque ad Assisi, da una famiglia di mercanti. Ebbe una tipica formazione cavalleresca. Partecipò alle guerriglie della sua città contro Perugia, ed in seguito fu fatto prigioniero. In carcere fu colto da una crisi religiosa, che lo portò a rinunciare alle proprie ricchezze per indossare i panni della povertà, ovvero un rozzo saio, e iniziò così a donare denaro ai poveri e a soccorrere gli infermi. Iniziò a pellegrinare attraverso l'Umbria, predicando la carità, la fratellanza e la pace. Fondò la cosiddetta comunità dei "poverelli d'Assisi". Ricevette le sacre stimmate, ovvero ferite al costato, alle mani e ai piedi, simili a quelle di Gesù. Morì nella sua città natale nel 1226.
Con la sua poesia religiosa, si attuò una rivoluzione del cristianesimo medievale, basato su distinzioni sociali e aristocratiche, in nome di un principio di fratellanza fra gli uomini. Il cantico di Frate Sole, fu composto poco prima di morire. Con questo suo inno, San Francesco si rivolge alla natura, vista non come occasione di peccato, ma come testimonianza di provvidenza. Questo cantico contiene un'esaltazione nel creato, Dio viene lodato per mezzo delle sue creature e quindi la sua presenza viene colta dal poeta nella bellezza della luna, del sole, delle stelle, dell'acqua e del fuoco. Dopo la sua morte, ad Assisi si svilupparono dei movimenti religiosi, tra cui ricordiamo quello dell'alleluia e quello dei flagellanti, entrambi predicavano la penitenza nella convinzione che il mondo stesse per finire e fosse vicina l'ora del giudizio universale. Talvolta le penitenza era intesa come castigo della carne peccaminosa, che quindi veniva percossa con funi e catene.

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