O iubelo del core di Jacopone da Todi


I motivi della lauda sono tre: la sofferenza, l’inadeguatezza espressiva, la solitudine. La sofferenza nasce dall’amore mistico, quando quest’ultimo si trasforma da gioia intima in patimento ed angoscia per la lontananza che separa l’uomo da Dio. L’inadeguatezza espressiva deriva dalla difficoltà di comunicare con le parole qualcosa di così coinvolgente emotivamente quale l’esperienza mistica; per questo Jacopone utilizza un linguaggio caratterizzato da forzature, contrasti, immagini poetiche, corrispondenze etimologiche. La solitudine, infine, proviene dalla frattura tra coloro che non conoscono l’esperienza mistica, e sono la maggioranza, e chi, folgorato dalla luce di Dio (considerata dal mondo alla stregua di un “pazzo”), manifesta senza vergogna il proprio ardore spirituale in un canto d’amore al Signore.
Jacopone esalta l’amore mistico, un sentimento spirituale così forte che quasi diventa impossibile esprimerlo, ma che non si può contenere nel proprio animo, e prorompe in un grido di giubilo. È un rapimento mistico, un’ebbrezza, un’estasi capace di trasportare l’uomo fino alla comunione con Dio.
Ma non tutti riescono a percepirlo; così, chi ne è preso, sovente viene considerato dagli altri un folle, un invasato; invece è soltanto una persona che non può fare a meno di manifestare il suo amore per il Creatore.
Dalla lauda traspare la forte personalità di Jacopone, il quale, originario di una nobile famiglia ed avviato alla professione di notaio, improvvisamente si fece frate francescano, aderendo alla corrente degli Spirituali, né mancò di attaccare la mondanità della Curia romana. Ma papa Bonifacio VIII lo scomunicò e, nel corso della lotta che intraprese contro gli Spirituali, lo fece anche arrestare.
Si tratta di una ballata formata da cinque sestine di versi settenari, disposti in rima secondo lo schema ABABBX, con ripresa XX.
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