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Chi è questa che ven, ch’ogn’om la mira

1° Stanza

“Chi è questa donna che viene e che ogni uomo ammira, che fa tremare l’aria di luce e conduce con se amore sicchè nessun uomo può parlare al suo cospetto se non con un sospiro”. In questa prima quartina, la donna come descrive il poeta appare attraverso il chiarore, come un angelo ma non in una concezione trascendente, o metafisica ma in una concezione immanente. A livello analitico riscontriamo al secondo verso un’allitterazione in R “tremar di chiaritate l’are”. Poi sempre qui alla fine del verso vi è presente un esempio di sinestesia : “chiaritate l’are” che è una figura retorica logico semantica che si manifesta quando vi è l’accostamento di due parole appartenenti a sfere sensoriali differenti. In questo componimento inoltre sono presenti molte iperboli e il primo esempio lo riscontriamo all’ultimo verso: queste iperboli vengono utilizzate appunto per affermare che la bellezza della donna è ineffabile, ovvero che non si può dire.

2° Stanza

“O dio lo dica Amore che cosa sembra questa donna quando gira gli occhi, perché io non riesco a raccontarlo: la donna mi appare così umile che ogni altra donna mi sembra sdegnosa.” In questa seconda quartina viene messa in evidenza l’umiltà della donna e quindi come in guinizzelli viene lodata la qualità morale di questa donna. L’umiltà è una qualità tipica della donna stilnovistica e consiste nella virtù di “abbassarsi” al livello dell’umanità comune. Qui nel secondo verso il poeta introduce il tema dell’ineffabilità, vale a dire dell’inadeguatezza del linguaggio umano a rappresentare una realtà superiore. Vi è presente quindi un iperbole all’ultimo verso.

3° Stanza

“Non si può raccontare la sua bellezza che è tale che di fronte a lei si inchina ogni nobile virtù e la bellezza la indica come sua Dea”. Qui, in questa prima terzina il poeta ripropone il tema dell’ineffabilità dicendo che la sua bellezza non si può raccontare e vie è presente l’ennesimo esempio di iperbole nel 2 verso.

Congedo

“La nostra mente non fu così alta, e in noi non fu mai posta tanta grazia divina da riuscire ad averne adeguata conoscenza.” Praticamente Cavalcanti afferma che la sua mente non è all’altezza di concepire la bellezza della donna. Questa ultima espressione è fondamentale per la comprensione della concezione di Cavalcanti: la donna gli appare come una creatura superiore, ma la distanza tra lei e l’umanità rimane incolmabile, quindi possiamo dire che esiste una diversità ontologica tra la donna che sta ad un livello superiore rispetto all’uomo.

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