ANALISI DEL TESTO L'Amore di Andrea Cappellano

I capitoli "Che cos'è l'amore", "Sull'effetto dell'amore" e "L'amore de' lavoratori" sono tratti dalla parte iniziale dell'opera di Andrea Cappellano, il "De Amore".
Andrea Cappellano, autore del trattato, visse tra il 1150 e il 1220. Si ritiene che sia stato cappellano alla corte della contessa Maria di Champagne, figlia di Eleonora d'Aquitania, proprio nel periodo in cui nascevano e si diffondevano il costume e la lirica cortese.
L'opera dalla quale sono tratti i tre capitoli si divide in tre libri e risale alla seconda metà del XII secolo. Nell'opera si riproduce l'antico volgare toscano, databile alla fine del XIV secolo. Il "De Amore" fissa norme e canoni dell'amor cortese, ed è evidente che nella stesura di questo, l'autore, sia stato influenzato dal poeta latino Ovidio, autore dell'Ars Amandi. Cappellano, nella sua opera, illustra il carattere naturale dell'amore, inteso come forza della natura superiore a tutto e allo stesso tempo lo analizza visto come passione, fonte di incertezza e paura.

La parte iniziale del primo capitolo, "Che cos'è l'amore", puo' essere divisa in tre sequenze. Nella prima sequenza, dal rigo primo al quarto, con il titolo "L'amore nasce dalla vista", si dice che l'amore sia una passione naturale nata dalla vista di una persona di sesso opposto. A causa di tale sentimento si desidera l'altra persona sopra ogni cosa. La seconda sequenza, dal rigo quinto al nono, con il titolo "L'amore è timore", dice che sempre uno dei due amanti teme che il suo amore non raggiunga lo scopo desiderato e quindi che non sia contraccambiato. Inoltre si teme che ogni cosa possa rovinare l'amore. La terza sequenza, da rigo decimo al ventesimo, titolata "Le ragioni del timore", illustra con degli esempi le paure del singolo amante.
La parte presa in esame del quarto capitolo, "Sull'effetto dell'amore", puo' essere divisa in quattro sequenze. La prima sequenza, "L'amore rende migliori", dal rigo trentasettesimo al quarantunesimo, con l'ausilio di alcuni esempi efficaci, dice che l'amore è un sentimento mirabile, poichè fa si che l'uomo risplenda di tante virtù e abbondi in tutti i buoni costumi. Nella seconda sequenza, dal rigo quarantaduesimo al quarantaquattresimo, con il titolo "L'amore rende anche casti", si dice che tra le tante virtù che l'amore dona all'uomo c'è anche quella della castità; infatti questa virtù interviene quando un'uomo pensa agli abbracciamenti con una donna, di cui pero' è innamotato un'altro. La terza sequenza, che comprende le righe quarantacinque e quarantasei, con il titolo "Il tradimento con convive con il vero amore", dice che quando l'amante pensa pienamente al suo amore, l'aspetto di qualsiasi altra persona gli sembra non bello e disadorno. L'ultima sequenza, dal rigo quarantasettesimo al cinquantatreesimo, titolata "L'amore non equo è traditore", con l'ausilio di una metafora, avverte che a volte ci può essere il tradimento.
L'undicesimo capitolo, "L'amore de' lavoratori", può essere diviso in due sequenze. La prima, dal rigo cinquantaquattresimo al sessantatreesimo, con il titolo "I lavoratori devono pensare a lavorare e non ad amare", dice che i lavoratori non provano alcun sentimento d'amore e se fuori dalla loro natura sentissero amore non conviene insegnare a questi la dottrina d'amore, poichè altrimenti abbandonerebbero i lavori. Nella seconda sequenza, dal rigo sessantaquattresimo al settantesimo, titolata "Le donne dei lavoratori possono essere amate", si danno dei consigli qualora ti innamorassi incautamente e non providamente delle donne dei lavoratori.
Le sequenze dei tre capitoli sono di tipo argomentativo, e a tratti descrittivo. Il narratore è esterno e pare quasi vollese dare dei consigli a Gualtieri, che deve essere avviato all'amore.

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