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Boezio

Boezio nasce a Roma da famiglia aristocratica nel 480 circa. Diventa console nel 510, poi consigliere e ministro del re Teodorico. Caduto in disgrazia per sospettato tradimento, viene incarcerato a Pavia e condannato a morte nel 526.
In carcere scrisse l'opera più importante, dal titolo "De consolatione pholosophiae", in cui viene descritto un dialogo fra se stesso e la filosofia, composto da prosa e versi; nel dialogo Boezio rivendica l'altissima dignità del sapere, alla luce del pensiero platonico.
L'opera avrà una grande fortuna, soprattutto durante il Medioevo e grandi ammiratori ne furono Dante e Petrarca. Boezio è stato anche autore di diversi trattati e traduzioni di filosofi greci.

Esistenza e filosofia
(da De consolatione philosophiae)
Nel dialogo la raffigurazione della donna che appare a Boezio è un celebre esempio di rappresentazione allegorica, che materializza, in una concreta figura di donna, le caratteristiche astratte della sapienza e saggezza filosofica.
Il destino di Boezio è assimilato a quello della filosofia, come la ricerca della verità, anche lui è perseguitato. Da questa prospettiva ideale sono rovesciati i rapporti con la realtà, Platone e gli stoici si incontrano con il Cristianesimo. Boezio cerca di conciliare i valori di due tradizioni antitetiche: quella pagana e quella cristiana.
Tra gli insegnamenti della filosofia c'è quello della caducità e vanità dei beni terreni, di fronte a una più alta verità; anche in questo Boezio assimila platonismo a cristianesimo.

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