Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Alighieri, Dante e Boccaccio, Giovanni - Confronto

Appuntod'italiano: Boccaccio e il suo pensiero poetico paragonato al pensiero poetico di Dante. Riferimenti al Decamerone e ad alcune sue novelle.

E io lo dico a Skuola.net
Boccaccio e Dante

Giovanni Boccaccio, insieme a Dante e Petrarca, è considerato il più importante scrittore del 300; egli è ritenuto, inoltre, l'inventore della novella.
Egli nasce nel 1313 in Toscana, da famiglia di origine certaldese.
Era figlio illegittimo, vale a dire nato al di fuori del matrimonio, di un mercante, Boccaccio di Chellino e di una donna di cui non si sa il nome: ma fu riconosciuto e legittimato solo dal padre.
La sua attività letteraria può essere suddivisa in base al luogo nel quale si trovava al momento della produzione stessa; in Boccaccio, infatti, si distinguono le opere del periodo napoletano da quelle fiorentine. Nella sua permanenza a Napoli, il poeta compone la "Caccia di Diana", poemetto mondano - mitologico, il "Teseida", poema epico, il "Filostrato" e il "Filocolo", poemi romanzeschi e altre brevi opere. Il "Ninfale fiesolano", l’"Amorosa visione"e il "Decamerone" sono, invece, opere del periodo fiorentino. Lo stile e il linguaggio utilizzato in queste opere, è sicuramente differente da quello che l’autore utilizza per le opere del periodo napoletano, poiché il pubblico è diverso: Boccaccio, come Dante, adotta, proprio per questo, un pluristilismo e un plurilinguismo. Inoltre, Boccaccio si rifà all’età classica, ovvero ai cossidetti "Exemplum" di Cicerone, e a quella feudale utilizzando varie sfumature di lessico.
L’opera che maggiormente ha esaltato il poeta fiorentino è il Decamerone. Si tratta di una raccolta di cento novelle, oltre alla prima introduttiva, raccontate a turno in dieci giorni, da sette ragazze e tre ragazzi.
Questi s’incontrano in una chiesa fiorentina mentre si scatena la peste; proprio per questo motivo, decidono di allontanarsi dalla città, poiché invasa dal contagio e di trascorrere due settimane in campagna. Ogni giorno viene eletto un re o una regina che fissa il tema della giornata al quale devono attenersi tutti i dieci ragazzi.
In quest’opera, Boccaccio usa uno stile mezzano, né tragico né basso, per soddisfare la sua esigenza di maggior realismo. Il Decamerone è, difatti, non solo una commedia sociale, ma anche un affresco di varia umanità in quanto fa riferimento a situazioni popolari e aristocratiche che vede coinvolti personaggi di tutti i tipi, dal nobile (come Federico degli Alberighi) al mercante (come Andreuccio da Perugia). I temi trattati nel Decamerone, a differenza degli "Exemplum" di Cicerone, non hanno una vera e propria morale, anche se il carattere allegorico può essere recepito. Proprio per questa ragione, il Decamerone ha un fine edonistico, serviva, infatti, per dilettare, per intrattenere la gente facendola divertire.
L’attività letteraria e il pensiero poetico di Boccaccio possono essere confrontati con quelli di Dante, poiché tra i due poeti vi sono degli elementi simmetrici e altri molto contrapposti.
Per esempio, analizzando il Decamerone si può notare che esso contiene dei riferimenti spazio-temporali ben definiti, così come la Divina Commedia che ha dei riferimenti storici anche se la descrizione è spirituale.
Un’altra differenza dominante tra i due poeti è il rapporto tra la ragione e la fede cristiana. Dante afferma che in assenza della ragione subentra la verità cristiana. Per Boccaccio, precursore dell’Umanesimo, la vita dell’uomo è dettata dalla ragione che costituisce l’unico strumento d’analisi per se stessi, per gli altri e per tutto quello che ci circonda.
Per quanto concerne la religione, Boccaccio afferma che essa era solo una verità, e non la verità, e non doveva essere una certezza per fede. Per queste ragioni, con Boccaccio si parla di relativismo morale, vale a dire che tutto è relativo e l’unica certezza è che nulla è certo e di conseguenza l’uomo, caso per caso, deve comportarsi secondo la propria ragione.
Boccaccio, oltre alla razionalità, esalta l’ingegno e l’onestà. Nelle novelle del Decamerone, l’ingegno serve per "salvarsi la pelle" e può essere esercitato sia a fini di male sia a fini di bene come nella novella "Chicchibio e la gru". L’onestà, afferma Boccaccio, è la capacità di saper equilibrare gli elementi impulsivi con la saggezza e la gentilezza. L’onestà, inoltre, è una virtù sociale perché senza la quale non ci sarebbe una società. In Dante, invece, l’ingegno e l’onestà sono degli elementi di perfezionamento per l’elevazione spirituale.
Secondo Boccaccio, inoltre, l’uomo è condizionato dalla fortuna e dalla natura. La regina di una novella del Decamerone, difatti, pronuncia che la fortuna ha in mano le sorti e qualche volta la fortuna si esercita tramite una sventura. Nel Decamerone, gli istinti naturali guidano l’uomo che lo stimolano a fare delle scelte piuttosto che altre.
Il concetto di ragione, onestà, ingegno, di fortuna e natura hanno influito in Boccaccio ad una nuova etica basata su una visione laica dell’amore. Proprio per questo, la concezione riguardo il ruolo della donna è molto differente tra Dante e Boccaccio. La Fiammetta di Boccaccio è diversa dalla donna-angelo di Dante in quanto non è uno strumento di elevazione spirituale o un simbolo di teologia ma una donna terrena. Boccaccio afferma che l’uomo deve soddisfare ciò che gli impulsi naturali offrono e il sesso non doveva essere un tabù. L’eros, ovvero il sesso, è un aspetto serio e importante della vita, che merita dignità.
Grazie al suo pensiero poetico e al suo stile, Boccaccio ha ispirato molti autori, non solo dell’Umanesimo ma anche delle altre correnti letterarie.
Contenuti correlati
Oppure registrati per copiare