Tre cose solamente mi so’ in grado di Cecco Angiolieri


Dalla lirica emerge una concezione della vita grottesca e violenta, che si contrappone a quella nobile e cortese espressa dai poeti stilnovistici contemporanei all’Angiolieri.
Quest’ultimo, poeta dallo spirito libero ed irrequieto, vuole esaltare, in aperta polemica con i poeti del “dolce stil novo”, i valori materiali e terreni della vita, cantati con vivacità e realismo.
Le cose che renderebbero felice il poeta sono le donne, il bere e il gioco, ma egli è costretto a privarsene, spesso a causa delle modeste condizioni economiche e dell’avarizia del padre che, per questo, a giudizio dell’autore, “meriterebbe” di morire.
Il componimento assume il tono di uno sfogo divertito, nonostante l’apparenza cinica e dissacrante. Anche l’invettiva che il poeta rivolge al padre non è rivelatrice di un animo malvagio, bensì di uno spirito ribelle sempre pronto alla battuta scherzosa.
Tre cose solamente sono gradite al poeta, che però non può soddisfarle come vorrebbe: le donne, il vino e il gioco dei dadi. Sono le cose che gli fanno sentire il cuore lieto, ma purtroppo è costretto a goderne raramente a causa del poco denaro a sua disposizione. E quando gli viene in mente che questo è il motivo per cui deve rinunciare alla sua felicità, inveisce e manifesta il disappunto nei confronti del padre avaro, al quale è difficile fare sborsare qualche soldo anche in un giorno di festa come la mattina di Pasqua.
Il sonetto è formato da versi endecasillabi, ordinati in rima secondo lo schema ABAB, ABAB, CDC, DCD.
Il linguaggio del sonetto si presenta vivacizzato da immagini popolaresche e pittorescamente realistiche.
Il poeta, preso dall’ira perché le ristrettezze economiche non gli permettono di soddisfare i propri piaceri (il gioco, le donne ed il vino), scaglia una violenta maledizione contro un personaggio che resta ancora anonimo, ma per colpa del quale si trova in tali condizioni: che sia trafitto da una lancia!
Nei versi 10- 11 il poeta svela a chi è indirizzata la maledizione precedente: è il padre che, a causa della sua avarizia, lo costringe a rinunciare spesso ai piaceri del gioco, delle belle donne e della taverna. Il padre, accusa il poeta, lo “tien sì magro”, cioè gli lesina a tal punto i denari, che lui, pur di avere qualcosa, addirittura verrebbe da un Paese lontano come la Francia senza neanche essere chiamato.
Nella terzina conclusiva, il poeta afferma che ricevere del denaro dal padre nel giorno di Pasqua, quando tutti sono più generosi e non rifiutano di elargire delle mance, è più difficile che far catturare una gru, un uccello veloce ed agile, da un bozzagro, un piccolo rapace, alquanto lento, quindi non adatto alla caccia.
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