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La scuola siciliana ebbe come sfondo storico il regno che vede Federico II di Savoia imperatore del Sacro Romano Impero e re di Germania. Questo regno si caratterizzò per un grande impegno di sviluppo artistico e culturale, e per un totale accentramento di tutti i poteri nelle mani del sovrano. La scuola siciliana fiorì presso la corte di Palermo, che fu denominata magna curia. Lo stesso Federico sensibile al sapere, realizzò l'incontro tra la cultura occidentale e la cultura araba. Fu così che uomini importanti della cultura europea furono ospitati presso la corte di Federico. La vita di corte era quindi animata da filosofi, astronomi e scienziati, che insieme affrontavano discussioni su vari argomenti, ai quali prendeva parte lo stesso Federico II. Federico era solito partecipare attivamente a questi dibattiti culturali, talvolta scrivendo egli stesso dei trattati filosofici. Tra i primi poeti della scuola siciliana ricordiamo Jacopo Da Lentini, il cui nome si associa all'invenzione del sonetto.

Il tema ricorrente nelle liriche siciliane è sicuramente l'amore, inteso come in una sorta di rito feudale dove il rapporto tra l'amante e la sua donna ricorda il legame tra vassallo e re con l'obbligo di totale devozione e dell'assoluta fedeltà. La donna assume quasi le sembianze di un manichino, con tratti fisici e psicologici sempre uguali: chioma bionda , carnagione chiara, aspetto distaccato, pietà per l'amante. Questo tema amoroso, quindi, s'ispira alla letteratura provenzale e al suo concetto di amore cortese. Da un punto di vista stilistico, la produzione della scuola siciliana utilizza vocaboli e costrutti sia latini che francesi, inseriti poi nel dialetto siciliano.

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