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La poesia religiosa di San Francesco

Contestualizzazione
La poesia religiosa si sviluppò nell'Italia centrale, principalmente in Umbria, e presenta una produzione notevole nell'arco del 1200. L'epoca di sviluppo in Italia è caratterizzata da una profonda religiosità, parte integrante della cultura, caratterizzata in primo luogo dalla collettività: divulgazione e comunicazione sono ampie e ben organizzate.
La Chiesa, durante i secoli XII e XIII era dominata da una crisi profonda, data dal temporalismo dei papi, dal conflitto con l'imperatore e dall'influenza politica che esercitava. In particolare, il conflitto con l'imperatore creava un'atmosfera di disorientamento tra i fedeli, che vedevano la Chiesa allontanarsi sempre di più dalla spiritualità e dalla povertà che caratterizzano i modelli evangelici da sempre seguiti. Inoltre si svilupparono consistenti movimenti ereticali, sintetizzabili nei tre principali:

    - i Patari, milanesi, predicavano un ritorno alla pauperitas di Gesù Cristo;
    - i Valdesi, che predicavano le sacre scritture senza consenso ed intermedazione del clero.
    - i Catari, che sostenevano che l'uomo è predestinato alla dannazione ed affermavano l'esistenza di due divinità, una buona e l'altra malvagia. L'eresia catara era quella più lontana dal cristianesimo e quindi quella più pericolosa, anche perchè si stava diffondendo a macchia d'olio.

La Chiesa, dal canto suo, reagì ai movimenti ereticali in due modi: con la repressione violenta (le crociate) o con la creazione di ordini monastici volti alla disffusione dell'insegnamento delle Sacre Scritture tramite la predicazione.
Tra questi, osserviamo:
- l'ordine domenicano, con capostipite San Domenico, composto da frati predicatori e teologi, difensori che controbattevano le posizioni ereticali;
- l'ordine francescano, fondato da san Francesco d'Assisi.

San Francesco d'Assisi
Figlio di un mercante, dotato di buona istruzione ed educazione letteraria, si spogliò delle ricchezze ereditate dal padre, indossò il saio e fondò il suo ordine. Sposò lo stile di vita povero e umile con coerenza, dando inizio ad un movimento provocatorio che all'epoca risultava quasi eretico. In realtà san Francesco non trasgredì mai alcun dogma e fu sempre obbediente e rispettoso nei confronti delle autorità ecclesiastiche, ma il suo modo di vivere rappresentava il rimprovero vivente alla corruzione del clero. Divenne santo in pochi anni, posto come modello da seguire dalla Chiesa stessa.

La vita di San Francesco fu oggetto di leggende(dal latino legenda, cosa che dev'essere letta; in italiano il termine indica un fatto meritevole di interesse, ma con pochi legami con la realtà); scritti anonimi lo raffigurano appunto come un fanciullo ingenuo e gioioso, ma questa rappresentazione è chiaramente frutto di una semplificazione della sua figura, di cui abbiamo una chiara rappresentazione nelle biografie del suo biografo principale, Tommaso da Celano (ne fece due edizioni, una più breve, l'altra più approfondita). Sappiamo che san Francesco era una persona severa, energica, consapevole, dotata di forte tempra. Bonaventura da Bagnoregio, invece, mette in evidenza altri aspetti nelle sue biografie, come la volontà di martirio e il suo provocatorio parlare con gli uccelli, le cornacchie, visto che i borghesi si mostravano sordi alle sue prediche. Chiaramente le leggende sono spiegabili con il fatto che si puntò alla semplificazione della sua figura con il fine di rendere più immediato il messaggio del santo.
Con il suo "Cantico delle creature" San Francesco si contende il primato dell'utilizzo del volgare in letteratura italiana con i poeti siciliani. I messaggi contenuti nel Cantico potevano essere accolti sia da credenti che non.
Il Cantico consisteva in una preghiera cantata, ciò è testimoniato dal fatto che sia stata trovata la trascrizione di un rigo musicale all'inizio di un antico manoscritto dell'opera. La linga era quella del volgare umbro, il registro illustre e la struttura era quella di una prosa ritmica.
Negli ultimi anni di vita di San Francesco il clima nell'ordine si preannunciava scismatico; infatti, dopo la sua morte, quest'atmosfera si concretizzò nella divisione tra:
- Conventuali, che avevano un'interpretazione meno rigorosa del messaggio di povertà di San Francesco, difatti permettevano che i conventi avessere un minimo di proprietà che permettesso loro l'autosufficienza.
- Spirituali, che invece interpretavano radicalmente la povertà espressa nel messaggio di San Francesco richiamandosi alla credenza che Cristo non possedesse nemmeno il suo vestito e vivesse della carità altrui. La loro indipendenza dall'ordine fu sancita dal permesso di Celestino V, poi rievocato dal successore Bonifacio VIII.
L'ordine francescano era comunque inevitabilmente diviso.

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