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Il poema epico cavalleresco

Il poema epico-cavalleresco trae le sue origini dal ciclo carolingio e dal ciclo bretone.
Sul finire del 10° secolo, un anonimo francese (probabilmente un monaco) scrisse la Chanson de Roland, dando così il via alla poesia epica in lingua d’oil.
La storia del poema si baserebbe su un fatto realmente accaduto nell’anno 778, e giunta fino 10° secolo tramite il racconto di Eginardo, storico di Carlo Magno.
Eginardo narra che Carlo Magno fu costretto ad allontanarsi dalla Spagna a causa di una ribellione compiuta dai Sassoni. Mentre faceva ritorno con il suo seguito in Francia, la retroguardia del suo esercito fu assalita e distrutta sulla via del confine dai Baschi, per la precisione nella gola di Roncisvalle.
Tra i soldati uccisi morì anche un certo Roland, duca di Bretagna.

L’episodio colpì tanto la fantasia popolare, da generare ed ispirare canti e storie che vennero poi tramandate nei secoli.

Nella Chanson de Roland, dunque, non solo viene narrata la vicenda con commossa partecipazione, ma vengono in essa celebrati anche personaggi eroici ed esemplari, e tutti gli ideali della tradizione politica e culturale della Francia medievale: la lotta ai Mori infedeli, l’orgoglio della coscienza nazionale, la fedeltà al sovrano, l’eroismo spinto fino al sacrificio estremo.
Di tutti questi ideali è rappresentante e paladino Orlando (divenuto tale da “Roland”), che appare privo delle debolezze e dei vizi del genere umano, e nello stesso tempo dotato di grandezza morale e straordinaria forza fisica. L’eroe senza macchia e senza paura.
Dalla storia di Orlando furono ispirati tutti i seguenti poemi, tra cui le Chanson de geste, che ebbero subito una larga diffusione in Europa.
Accanto a questo ciclo, noto come “carolingio”, se ne sviluppa anche un altro: il ciclo “bretone”.
Quest’ultimo sorse nelle regioni del Galles, della Cornovaglia e dell’Irlanda, per poi diffondersi anche nel nord della Francia, mostrando da subito una profonda ammirazione per gli ideali cavallereschi, per l’amore e le avventure fantastiche.
Appartenente al ciclo bretone è la storia avventurosa e nello stesso tempo favolistica della Gran Bretagna ai tempi del dominio Anglo-Sassone.
Personaggio di spicco della vicenda sono Re Artù ed i suoi cavalieri.
A differenza del ciclo carolingio, che esaltava eroi e paladini perfetti ed inavvicinabili, il ciclo bretone non esita a mostrarci vizi e debolezze umani, anche da parte di impavidi cavalieri.

La ragione è da ricercare probabilmente nel mutamento dei tempi, e nel sorgere di una classe di cavalieri nulla-tenenti che alternavano agli impegni ufficiali lunghi periodi di ozio, durante i quali si davano anche al corteggiamento delle nobildonne.
Da tutto questo nasce e si sviluppa dunque il “romanzo cortese”, ispirato dal diffondersi dello spirito di “cavalleria”, che a differenza delle Chansons de Geste (che traevano spunto da avvenimenti storici e avevano come tema fondamentale le imprese di guerra) predilige storie fantasiose in cui il tema principale è l’amore.
Anche i protagonisti, inizialmente tratti dall’antichità classica greca e romana e dalla natura divina, mutano a partire dal XII secolo, diventando umani e imperfetti, tratti dalle favole e dalle leggende fiorite in Britannia, e molto spesso anche magici e fantastici (si pensi al mago Merlino).
Il mondo in cui essi vivono è irreale e dominato dalla magia e da culti di origine celtica.
A partire dalla fine del XII secolo si mescolano alla tradizione anche componenti religiose, come la ricerca del Santo Graal, il recipiente misterioso che Perceval (eroe di Chretien De Troyes nel romanzo “Conte del Graal”) vede in una sorta di visione mistica avuta nel castello del Re Pescatore, preceduto da una lancia insanguinata.
Esso sarebbe il recipiente eucaristico dell’Ultima Cena, usato poi da Giuseppe di Arimatea per raccogliere il sangue di Cristo al momento della deposizione dalla Croce.
In seguito, nel XIII secolo, si avrà la conclusione del tema del Santo Graal con l’opera “La questue du Graal”, nella quale tutti i segreti connessi al Graal vengono rivelati in punto di morte a Galaad, figlio di Lancillotto.

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