Latino e Volgare

Nei primi secoli del medioevo la lingua della cultura era il latino, lingua usata dagli intellettuali, il resto della popolazione la ignorava usando idiomi volgari. Durante i secoli dell'impero il latino parlato si era differenziato in una miriade di varietà locali, infatti ogni comunità o gruppo tendeva ad apportare modifiche che valevano solo in quel determinato ambito. La situazione mutò con il crollo dell'impero dopo il quale ogni regione restò isolata, ne derivò un'estrema frammentazione linguistica alla quale si aggiungeva il quasi universale analfabetismo. Grazie agli apporti delle lingue dei popoli invasori si andarono formando lingue nuove rispetto al latino. I nuovi linguaggi si svilupparono nell'area a cui si da il nome di Romania (italia, francia, penisola iberica, romania, luoghi dove si parlava il latino). Queste parlate diedero origine alle lingue romanze, così dette perchè parlate nella romania: italiano, francese, provenzale, spagnolo, catalano, portoghese e rumeno. In questo periodo avvenne una rivoluzione culturale, perchè le lingue volgari romanze vennero utilizzate per opere letterarie.

I primi documenti della formazione dei romanzi volgari
Rarissimi sono i documenti che ci sono rimasti della formazione delle lingue volgari.

    Il più antico riguarda il francesce ed è "i giuramenti di Strasburgo". Nell'842 Carlo il calvo e Ludovico il germanico strinsero un'alleanza pronunciando un giuramento davanti ai loro eserciti. Il giuramento venne fatto dai due re prima nelle rispettive lingue per farsi capire dai loro eserciti; poi si scambiarono le lingue per impegnarsi anche davanti all'altro esercito.

    Per il volgare italiano il più antico è "l'indovinello veronese". Questo è un documento/indovinello scoperto nel 1924 a Verona, risalente all'VIII o al IX secolo. Allude all'attività dello scrivere e la sua traduzione è:
    spingeva avanti i buoi (le dita)
    arava i bianchi prati (fogli della pergamena)
    teneva un aratro bianco (la penna d'oca)
    e seminava un seme nero (inchiostro)
    Ciò indica una fase di transizione tra il latino e l'italiano.

    Altro documento è "il placito capuano". Nel 960 a Capua il giudice Arechisi deve decidere su una causa intentata dall'abate del monastero di Montecassino ad un uomo accusato di aver occupato ingiustamente terre di proprietà dell'abazia. Il giudice riporta la dichiarazione di un testimone a favore dell'abbazia e la trascrive in volgare.

Queste tre sono le principali testimonianze del volgare in Italia.
In seguito Dante con il De vulgari eloquentia evidenzia l'importanza della lingua volgare, che ormai era usata anche dalle persone colte.

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