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Dal latino alle lingue neolatine

La lingua italiana deriva dal latino volgare. Infatti, la lingua latina presentava anticamente due forme: una forma letteraria o scritta (latino letterario), usata dai dotti e dalle persone in condizione più adagiata, e una forma volgare o parlata (latino volgare), usata dal volgo, ossia dal popolo o dalle persone meno colte. Nel II secolo d.C., ai tempi del suo massimo splendore, Roma aveva unificato il suo immenso impero sia da un punto di vista politico-giuridico sia linguistico: in una parola, aveva imposto ai popoli conquistati le sue leggi e la sua lingua. La lingua però che i coloni e i soldati romani trasferivano nelle sue nuove terre non era di certo in latino letterario, bensi' quello volgare. Di conseguenza su tutto il territorio dell'Impero, se da un lato era nato il latino letterario,usato per lo più per alte necessità della vita politica e culturale, dall'altro fioriva il latino volgare che logicamente, a contatto con le lingue originali dei popoli conquistati, andò subito subendo inevitabilmente trasformazioni o alterazioni. Quando poi Roma cominciò a decadere nel III secolo d. C. e specialmente dopo la definitiva caduta dell'Impero d'Occidente nel 476 sotto i colpi delle invasioni barbariche, i vari tipi di latino volgare esistenti nelle diverse zone di conquista si trasformarono cosi' profondamente da dar vita a nuove lingue, tutte derivanti dal latino, ,ma ciascuna con caratteristiche proprie. Ebbero cosi' origine le cosiddette lingue neolatine o romanze. Cioè le nuove lingue latine, le lingue di origine romana.: l'italiano, il francese, il provenzale , lo spagnolo, il catalano, il portoghese, il rumeno e il ladino.

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