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Origini della letteratura italiana


ERICH AUERBACH “INTRODUZIONE ALLA FILOLOGIA ROMANZA”
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egli nota una simmetria diretta fra latino scritto e orale, che è lingua di superstrato perché va ad omogeneizzare le lingue di substrato, che preesistevano. 3 fattori sono visti come alla base dello sgretolarsi del modello culturale latino: crisi impero, cristianesimo, barbari. Poi avviene una cosiddetta ruralizzazione lessicale, per cui la lingua letteraria latina tendeva ad autocondursi rimanendo come effigie e l’ibridismo dei Giuramenti di Strasburgo e Concilio di Tours, comportano un’assimilazione della lingua popolare che poi prevale sul termine dotto. Attorno al 1000 dal bilinguismo alla bilinguità consapevole con l’istituzzionalizzazione attraverso documenti che certificavano l’affermazione del volgare. Da qui puo' nascere la letteratura propriamente detta


ANGELO MONTEVERDI “SAGGI NEOLATINI”: mentre i Romantico-positivisti vedevano l’origine della letteratura italiana come dal basso, lui dimostra che popolare è qui sinonimo di laico. Sono i chierici a fare un’operazione premeditata con lungimiranza.


LUIGI RUSSO “DISEGNO STORICO, LETTERATURA ITALIANA”: corregge la definizione di quanti come Parodi, Roncaglia e Migliorini, ritenevano che l’italiano nel nascere fosse stato ostacolato dalla tradizione latina in cui sentiva la sua vera identità. Lui evita il determinismo (cioè rapporto fisso tra fase storica e prodotto) e vede la romanità come elemento di ricchezza assoluta. Latino come padre naturale, momento di trasformazione non di rivoluzione.

Non è quindi un caso che la letteratura italiana abbia origine da autori religiosi come S.Francesco o Jacopone da Todi, perchè la Chiesa era l'unica ad avere strumeni sufficienti per constrastare l'egemonia imperante del latino, con un'operazione quasi paradossale, ma storicamente avvenuta.

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