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Narrativa in versi

Si diffonde tra il XI e il XIII secolo e il territorio privilegiato è la Francia che ha canali mediatici più rapidi e moderni. Il poema epico si basa sul poemetto agiografico (racconto di santi, aveva una divulgazione orale strutturata per versi decasillabi, privo di rime aveva connessioni per assonanza), e il suo divulgatore è un chierico o un giullare clericale. La fase di elaborazione è attribuibile agli ambienti ecclesiastici e si passa dal santo cristiano al cavaliere cristiano che salva il cristianesimo. Anche questa epica è orale. Si sente la necessità di propagandare un sistema ideologico al popolo per interesse sia della Chiesa (di avere un idea di Cristianesimo omogenea) che del potere feudale (omogeneità che giustifichi la loro egemonia). Spesso quest'epoca è frutto di rielaborazione di leggende del luogo con innesti edificanti. I valori condivisi dai cristiani si trasmettono tramite le strade percorse dai pellegrini. Così da racconti disorganizzati si passa a racconti uniformati intorno a personalità importanti. Hanno vita i cicli, come quello di Orlando della Chanson de Gest: è elaborato a 4 secoli di distanza dal momento storico, infatti il primo manoscritto è datato 1080 mentre il fatto storico risale all'800 circa. Il primo manoscritto è stato trovato a Oxford firmato da Turoldo (copista o autore?).
Poema epico cavalleresco:
narra imprese collettive di un gruppo di cavalieri che si riconosce in una determinata cultura. Proviene dalla Provenza. Privilegia il tema amoroso, il ruolo primario è occupato dal sentimento d'amore. L'ambientazione è meno storicamente determinata: sono presenti elementi magici che favoriscono l'indeterminatismo storico geografico. Il cavaliere, figura stereotipata, vive un dissidio interiore: è errante. Parte da una precarietà morale e mira a un perfezionamento interiore. Per legittimare l'amore della donna o la sua fede mira a imprese del codice cristiano, caratterizzate dalla ricerca la quest. Il fascino della donna consuma l'uomo, spinge l'uomo ad azioni mortali. Ciclo Bretone o di Bretagna: legato alla figura di Re Artù ecc si caratterizza tra il XII e il XIII secolo.
Poemi Franco-veneti:
si diffondono nel corso del 300 in seguito al risvegliarsi dell'interesse per la cultura cortese in Francia. Nell'area padano veneta più vicina alla Francia si caratterizzano questi poemi formati da una sintesi tra l'epica e il romanzo cavalleresco. Questa sintesi non ha codificazione scritta ma viene tramandata dal "canterino". I poemi sono detti anche "cantari". Vengono proposti a un pubblico indifferenziato, non dotto, che è attirato da questa nuova narrativa. Hanno una struttura narrativa semplice: sono brevi racconti che narrano di storie francesi. L'interesse intorno a questo genere porta i racconti a diventare più lunghi e articolati con filoni narrativi più complessi. Occupano buona parte del 300 e nel 400 vengono assorbiti all'interno di un panorama letterario sfociando nel poema epico-cavalleresco.
Dal cantare al poema cavalleresco:
si segnala il mutamento di produttori, destinatari e forme di circolazione. Gli autori hanno maggiore cultura e frequentano un ambiente elevato, borghese o meglio cortigiano. Sul piano linguistico i poemi sono maggiormente curati: sono maggiori i riferimenti letterari, la cura della metrica ed è presente la consapevolezza di staccarsi dai cantari, con superiorità

Luigi Pulci: (1432-1484) nasce a Firenze, di famiglia nobile si inserisce nella corte medicea. Era dotato di una personalità originale e di una cultura non strettamente accademica ne umanistica: si forma infatti sui testi della tradizione volgare e comico giocosa. Scrisse un opera, il Morgante, ispirata al genere narrativo, dandone una interpretazione più consona alla realtà fiorentina, con un taglio comico - realistico. Il Morgante ha due fasi: Il Morgante (composto da 22 canti nel 1460) e il Morgante maggiore (27 canti, 1470). La libertà istituzionale e religiosa caratteristica di Pulci è consona alla corte medicea finché non viene attaccata. Quando ciò accade il potere mediceo deve mostrare il suo lato più istituzionale e personalità eretiche come quella del Pulci, divengono pericolose per la stessa corte. Pulci viene così allontanato: questo fatto caratterizza il morgante superiore che si caratterizza dal primo per assenza di mutamento, colpi di scena, e per una ricerca di conformità. Nonostante ciò Pulci non riesce a riavvicinarsi alla corte medicea. Il morgante parla di giganti ed è caratterizzato da assurdità, paradossi; nonostante questo lascia intravedere una critica verso la società del tempo: è la parodia del mondo e dei valori comunali, medicei e fa della materialità del vivere (cibo, bere) il suo centro tematico. E' l'aggiornamento della tradizione comico-giocosa nella tradizione canterina della lirica di burchiello.

Ferrara è il fulcro del genere letterario. Si trova in una posizione favorevole: collega la rep. di Venezia a Milano, Mantova e Firenze; si trova quindi attraversata da diplomatici e scambi commerciali che ne favoriscono la ricchezza. A Ferrara c'è una presenza attiva delle donne che sono interessate alla letteratura in quanto sfogo per la figura femminile non coinvolta nella gestione della corte. La presenza delle donne crea un clima analogo di eguaglianza ideologica, seppure le donne rimangano merce di scambio. L'apice di Ferrara, e della lirica delle donne, si ha con Ercole I d'Este (1470-primi 500) che ebbe due figlie Isabella (che sposa Francesco I Gonzaga di Mantova) e Beatrice (che sposa Ludovico il Moro Milano). La nuova democrazia che caratterizza le signorie, formata da nobili non di sangue, porta a rendere borghesi gli aristocratici (che hanno una cultura borghese, e nell'ottica cavalleresca non assumono ideali cortesi ma più fisici e diretti) che hanno come ideale il conquistare la donna fisica. Si guarda così al modello cortese, considerato ancora consono per la corte Estense, con nostalgia, consapevoli della distanza culturale e temporale. L'umanesimo che si insinua nella corte Estense è superficiale, sperimentale e giustifica il poema del Boiardo "L'orlando furioso".
Matteo Maria Boiardo: (1440 -1494) si forma a Ferrara. Compone l'Orlando innamorato che è una rievocazione di miti e fantasie leggibili in chiave moderna: la rievocazione del mito è cioè un mezzo letterario per esprimere valori e ideali (raffinatezza, cortesia, amore, lealtà, coraggio) alla luce dei valori umanistici attuali. L'amore ha un peso maggiore rispetto al tema delle armi (sempre presente) e il loro intreccio diverrà un topos del poema cavalleresco. Boiardo nel suo linguaggio accetta spunti provenienti da più zone: Padova, Veneto, Toscana.. mentre l'umanesimo accettava solo la codificazione della lingua toscana. E' composto da tre libri: i primi due cominciati nel 1476 e terminati nel 1482 e il terzo, cominciato poco dopo, non riesce a essere concluso per la difficoltà di conformarsi nell'ottica culturale/letterario umanistico-rinascimentale, ovvero la codificazione, il rispetto di norme prestabilite. Il poema è un intreccio in cui il narratore trova spazio per interventi e commenti. L'intreccio è causato da Angelica, dall'amore che ogni cavaliere prova per lei. L'amore è quindi forza vitale, che crea avventure e disavventure e rappresenta la molla della vicenda umana.
Marsilio Ficino: nel 400 la cultura classica trova una rivisitazione col pensiero neoplatonico che attribuisce un'essenza cristiana alla cultura classica, di base laica. Il protagonista di questa operazione è Marsilio Ficino, della corte medicea, della cerchia laurenziana che ostacolò la permanenza di Pulci. Per Ficino l'uomo è riflesso dello spirito divino, il frutto più alto della creazione, è artefice e creatore in quanto in grado, tramite un perfezionamento, di procedere verso le qualità morali originarie. Nel sistema creato da Dio l'uomo è il culmine e tramite le sue opere mira a ricongiungersi, a riconciliarsi con l'assoluto. Questo progetto non trova compimento ma con questa tensione ci si avvicina all'Artefice, che Ficino riconosce come il Dio Cristiano o il demiurgo (che plasma la materia eterna). In questo periodo, in cui si ha una crisi sociale economica, nascono molti letterati: quanto elaborato a livello retorico letterario ha creato un sistema radicato nella società, la corte, un sistema cortigiano.
Ludovico Ariosto: (8/09/1474 1 secolo dopo la morte di Petrarca - 1533). Passa la sua vita al servizio del cardinale Ippolito d'Este (1503-1517 che lascia quando si trasferisce in Ungheria, a cui dedica l'Orlando furioso) e in seguito trascorre una vita comune. Ha aspirazioni comuni pur vivendo tra l'aristocrazia e la corte. E' uno specialista, è il primo di 10 figli e alla morte del padre deve farsi carico di tutta la famiglia. La prima stesura dell'Orlando furioso è del 1516 e comprende 40 canti. Verranno poi pubblicate altre stesure nel 1521-22 e in seguito nel 1532. La variazione tra queste stesure non sta tanto nei contenuti (anche se l'ultima conta 45 canti) ma quanto nella revisione stilistica: l'ultima opera infatti segue perfettamente i parametri del Bembo.
* L'Orlando furioso sintetizza lo spirito rinascimentale: l'Ariosto riconosce i limiti, i difetti (i suoi per primi) esistenziali e morali dell'uomo e della crisi politica e culturale italiana del 500, con ironia evidenziando come la realtà non corrisponde al mondo ideale.
* Dalla prima riga dell'Orlando si riconoscono i 2 filoni che guidano il poema: le armi (legato alla tradizione epica carolingia) e gli amori (legato a quella bretone). Per buona parte del racconto il primo filone sembra lasciar più spazio a quello dell'amore. Il filone romanzesco riprende la vicenda personale dell'Ariosto, mettendosi in gioco con autonomia, partecipando e dando completezza al racconto seppur turbato dai dissidi amorosi che colpiscono i personaggi. A differenza del Boiardo che sottolineava il carattere vitale e umano dei due temi, l'Ariosto ne mostra la loro irrazionalità e drammaticità. Nel proemio Ariosto invoca non le Muse, ne Dio ne la Vergine ne Amore ma bensì la donna amata, Alessandra Benucci, come già avevano fatto Boccaccio e Boiardo, chiedendole non l'ispirazione ma un perdono del furore amoroso, che gli consenta di compiere la sua opera. In questo modo Ariosto, con ironia, estende alla propria vicenda personale la legge irrazionale dell'amore già verificata con Orlando e sottomette a questa legge il suo ingenio letterario che trova il suo limite nella realtà delle passioni della vita.
* Tipico di tutto il poema è un grande dinamismo che rappresenta l'intricata e affannosa volontà dell'uomo di agire e di perseguire i proprio scopi con tenacia.
* Il meccanismo narrativo principale può essere individuato nell'"attesa delusa" (esprime metaforicamente e simbolicamente una concezione della vita fondata sulla consapevolezza dell'agire dei limiti umani, della preponderante incidenza della fortuna e del caso: provoca così una visione della realtà pessimistica anche se non incline all'accettazione della sorte): le speranze, i propositi e le inchieste dei personaggi sono costantemente vanificati dall'intervento di altri personaggi o altri accidenti, quasi sempre casuali.
* Tutta la vicenda è situata in un ambiente fortemente connotato in senso letterario (e simbolico) ma privo di precisi riferimenti geografici: ne è un esempio la selva che appare in due varianti, a seconda degli stati d'animo dei personaggi: la selva tenebrosa dantesca e il paesaggio edenico classico.
* Un altro tema importante è quello dell'inchiesta (ricerca dal francese queste): tutti cercano qualcosa o qualcuno e questa ricerca è spesso interrotta per un'altra ricerca. Angelica è il principale oggetto di desiderio e quindi il principale obbiettivo dell'inchiesta. E' dunque il motore dell'azione ma la sua funzione è per lo più passiva e consiste nel fuggire, nel sottrarsi agli inseguitori.
* Sono presenti molti interventi del narratore alcuni con la funzione di regia (con cui controlla e armonizza l'opera, che da al lettore un'idea di una presenza governatrice e ordinatrice del racconto) altri con funzione di commento (con funzione ironica, di pessimismo e di saggezza).
* All'interno del poema si riconoscono 3 filoni: la guerra tra i saraceni e i cristiani, la ricerca di Angelica da parte dei suoi amanti, e dell'amore di Bradamante e Ruggiero, saraceno che si convertirà al cristianesimo fondando gli Este (motivo encomiastico).
* L'Ariosto ritrova la materia cavalleresca già preordinata nei suoi topoi dall’Orlando innamorato dove però l'amore era ancora sentimento nobilitante: qui invece l'amore è fonte di turbamento, non ha caratteristiche cortesi ma diventa una fonte d'insania per l'uomo.
* I valori umanistici, riassunti nell'Orlando, sono messi in crisi in quando si contrappone ad essi il potere irrazionale del caso e delle passioni, l'amore come insania, l'individualismo, la volontà di denaro e potere, l'istinto di sopraffazione.
* La visione di Ariosto è sostanzialmente pessimistica e laica. Questo pessimismo viene riscattato tramite quell'armonia etica e quell’equilibrio interiore che conquista nella sua opera. Questa mediocrità è data anche attraverso l'alternanza di episodi ora comici ora patetici ora idillici ecc.
* L'epica serve a legittimare i valori della classe egemone: è condivisa da tutta la comunità pur essendo prodotto di una sola classe sociale. L'epica è strettamente legata alle condizioni storiche che permettono la diffusione di un genere letterario. L'epica d'Ariosto contiene in se gli elementi della sua stessa dissoluzione: è un epica condivisa solo a livelli elitari (l'epica invece è rivolta a tutti) e che porta i valori individuali contrastando l'idea stessa di epica che era caratterizzata da valori ormai caduti.

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