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DOLCE STILNOVO

E’ la più importante scuola poetica del ‘200 (definita scuola nell’800), nasce a Bologna e si afferma a Firenze.
Rispetto alla tradizione lirica del suo secolo presenta il DOPPIO VOLTO DELLA CONTINUITA’ E DELL’INNOVAZIONE.
I poeti stilnovisti si rifanno ai poeti Siciliani, Siculotoscani e ai trovatori provenzali, ma danno vita ad una sintesi nuova, con elementi tematici nuovi, lo STILNOVO.
E’ una poesia fortemente influenzata dall’elemento religioso.
La donna è colei che da all’uomo il modo di perfezionarsi.
Questa nuova corrente si adatta bene nella Firenze municipale, essa coincide con la nobiltà e le teorie morali indipendentemente dallo status sociale.

TIPICO DI QUESTI POETI

Tipico di questi poeti è il tema della virtù e della identificazione della nobiltà, la gentilezza che consente il vero sentimento amoroso e l’elevazione spirituale.
E’ fondamentale per l’elevazione la figura idealizzata dell’amata che diviene DONNA ANGELO, la salvezza.
- La poesia diventa come un reale processo di conoscenza, l’uomo sviluppa la perfezione morale e realizza le proprie qualità presenti in lui come potenzialità.
- La poesia stilnovista è senza rudezze espressive, ha minime variazioni invece che sconvolgimenti clamorosi.
- Una lingua delicata e selettiva, che usa parole evocative come gentilezza e valore.
- Queste novità furono determinanti per l’uso che ne fecero Dante e Petrarca.
- Dante formulò la definizione di Dolcestilnovo nella “commedia” canto XXIV del Purgatorio. Attraverso le parole di Bonagiunta viene fatta una distinzione tra la scuola siculotoscana e lo stilnovo, dove Dante appunto si colloca.
- Il motivo della donna angelo era presente nei provenzali e nei siculotoscani, ma qui viene privato del valore metaforico, la donna non è più simile ad un angelo, è un angelo.
- La donna non ha più rapporto di vassallaggio come nella poesia provenzale, ma c’è una sublimazione amorosa che diventa virtù.
- La donna diviene il tramite del cammino verso Dio
- L’uomo ha come potenziali elementi di salvezza, la donna angelo fa si che si realizzino.

AUTORI

GUIDO GUINIZZELLI (1235 – 1276)
E’ il precursore della dottrina scolastica del tempo (“ogni realtà è la realizzazione di una potenzialità già esistente ma nascosta nell’uomo).

Attraverso l’amore la donna angelo porta l’uomo verso la sublimazione, ciò avverrà solo se l’uomo avrà nel suo cuore un potenziale di nobiltà d’animo (gentilezza) che la donna trasformerà in atto.
“Al cor gentil rempaira sempre amore”. – “io voglio del ver la mia donna laudare”.
Ciò che distingue Guinizzelli dai suoi predecessori, dai quali attinse temi e modelli (la donna angelo) è l’entusiasmo quasi giovanile che si intravede nelle sue composizioni come nella canzone “Al cor gentil rempaira sempre amore” , e fa si che concetti difficili vengano allegeriti e resi più accessibili a tutti.
Il poeta è intento a provare su di sé gli effetti dell’amore e i cambiamenti che quel sentimento porta al suo animo, atteggiamento che verrà nel tempo tipico degli stilnovisti e dei poeti che a loro si riallacceranno.
Oggetto della poesia non è l’esaltazione fredda della bellezza femminile, ma lo studio dei suoi effetti sul poeta.

GUIDO CAVALCANTI (1259 – 1300)
Fu un personaggio scomodo, aristocratico e intellettuale, ma soprattutto poeta autorevole a tal punto da influenzare Dante nella “Vita nuova” e per suo tramite anche Petrarca.
Il suo percorso lirico è caratterizzato da una profonda riflessione sulle esperienze siciliane , per poi passare allo stile della dolcezza e ancora alla meditazione morale dove la figura femminile diviene il perno in cui si snoda il dibattito tra amore ideale e amore sensibile.
Viene accusato di ateismo e di eresia. Accuse sollevate forse per la sua indole schiva e solitaria, tuttavia con Cavalcanti la poesia si laicizza, egli descrive un amore tiranno, crudele assetato di martirio non più il giovanile sentimento del Guinizzelli.

Per Cavalcanti l’amore è scontro doloroso.

CINO DA PISTOIA (1270 – 1337)
Poeta amico e coetaneo di Dante e Petrarca (che ne cantò la morte in un accorato sonetto) è un esponente tipico di una generazione di trapasso, i moduli lirici stilnovisti vengono assunti come elementi accertati e sicuri e riutilizzati in varie modulazioni con abilità e profonda conoscenza, come una riflessione critica su un genere e una scuola visti in prospettiva storica, Petrarca ricosce in Cino il poeta della continuità e dell’unità.

POESIA COMICO REALISTA

Poesia comico realista altrimenti detta burlesca, giocosa, o borghese, la quale si definì proprio per la programmatica opposizione al gusto aristocratico della lirica cortese.
Suoi caratteri sono lo stile medio colloquiale, “comico” e l’attenzione a un tipo di realtà quotidiana, concreta.
Dominante è un quadro minuzioso della vita comunale dove vengono descritti realisticamente i personaggi, i costumi.
Molto interessante sono le scelte linguistiche, assai vicine ai modi del parlato. Il lessico è molto concreto, spesso becero e plebeo, la sintassi è più libera e spezzata, come nei dialoghi
Diverse poesie, soprattutto sonetti sono infatti composte di battute dialogiche fra due persone, che si scambiano veloci botta e risposta.
Pur in posizione defilata, il filone comico antilico e anti petrarchista resterà come sottofondo costante di tutta la storia della poesia italiana, fino a diventare un vero e proprio genere nel cinquecento, l’antipetrarchismo, appunto.

AUTORI

RUSTICO FILIPPI
(1240 – 1300)
Fu iniziatore della corrente poetica comico realista in cui confluirono Cecco Angiolieri e Folgore da San Gimignano, ma la sua sperimentazione si esercitò anche nel versante lirico .

CECCO ANGIOLIERI (morto nel 1313)

Senese, probabilmente di famiglia ricca, è nominato spesso in documenti di fine Duecento per multe per vagabondaggio, rissa, diserzione. Dopo una grande notorietà presso i contemporanei e gli uomini del Trecento (Boccaccio gli dedica una novella, la quarta della IX giornata, rimane sconosciuto fino all’Ottocento. Il XIX secolo diede delle poesie di Cecco una lettura quasi romantica.
La scrittura non lirica di Cecco ha le sue motivazioni e sue radici, sia in una volontà anti-stilnovista, sia nella tradizione irriverente, scherzosa dei testi latini medievali ad esempio nei “Carmina Burana” (una raccolta all’epoca notissimi, fatta di testi latini divertenti, satirici, osceni)
Cecco, quindi non è un poeta isolato, maledetto e spontaneo, ma un autore colto, ricco di esperienze letterarie in contatto con la cultura del suo tempo.

“S’i’ fosse fuoco arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestere;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo.”

FOLGORE DA SAN GIMIGNANO (morto nel 1332)

Il suo nome è legato ad una serie di sonetti dedicati ai giorni della settimana e ai mesi.
Sono componimenti cortesi, in cui viene rappresentata una società che si dedica ai piaceri della natura, nella cui società vigono ancora le norme della cavalleria.

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