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Lingue Indoeuropee

Il latino fa parte del grande gruppo delle lingue indoeuropee e si inserisce nell’alveo comune legato alla lingua madre con delle caratteristiche proprie della zona in cui va a svilupparsi. L’indoeuropeo non è una lingua di cui possediamo documentazione diretta, ma viene ricostruita attraverso il confronto delle lingue che storicamente sono da essa derivate e delle quali si ha testimonianza diretta. Queste lingue si estendono in un’area vastissima, dall’odierna India all’Europa occidentale comprendendo: Frigio, Tocario, Ittita, Armeno, Sanscrito, Albanese, Greco, Latino, (…). Invece, non sono indoeuropee l’Etrusco, l’Antico Ligure, il Basco, il Sardo, l’Ungherese, il Finlandese (…).

Le lingue che derivano dall’Indoeuropeo sono accomunate da tratti di fonetica, morfologia, sintassi e semantica, e queste somiglianze pur in zone lontanissime si possono spiegare solo ammettendo un ceppo comune con delle variazione legate sia alle singole evoluzioni storiche nelle zone in cui si collocarono i gruppi di indoeuropei sia agli influssi e alle reazioni con le popolazioni locali e con le lingue che esse parlavano prima dell’arrivo degli invasori. La nozione di indoeuropeo è abbastanza recente perché elaborata dai linguisti dell’Ottocento, benché sin dal Seicento si fossero individuate sporadiche somiglianze tra il persiano ed il tedesco. Si deve al linguista danese Rask l’affermazione scientifica della parentela delle lingue germaniche tra di loro e poi con le altre lingue; finché negli anni venti dell’Ottocento Franz Bopp non condusse uno studio approfondito sul sistema verbale indiano (l’antico sanscrito) mettendolo anche a confronto coi sistemi verbali tedesco, latino e greco (individuando varie similitudini).

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