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Letteratura italiana dalle origini a S. Francesco

Appunto molto dettagliato e preciso contenente un imperdibile excursus sulle origini della letteratura italiana, ripercorrendo tutti gli autori e le correnti letterarie più importanti

E io lo dico a Skuola.net
La letteratura italiana dalle origini a San Francesco
Introduzione
Degrado della lingua latina: arriviamo al punto che solo la chiesa utilizza un latino puro, mentre il latino è "bastardizzato". Dunque l'unico sistema culturale rimane la chiesa dove abbiamo gli amanuensi e scuole episcopali (cattolicissime). Con l'avvento di carlo magno al potere viene creata la schola palatina dove il monaco alcuino dirigeva una ripresa degli studi classici e del latino puro.
Successivamente anche Ottone I cercherà di riscoprire la grandezza dell'impero romano con l'aiuto del monaco Gerberto che diventerà papa Silvestro II. Questo periodo è chiamato "rinascita Ottoniana" .

Cultura orale: In tutto l'alto Medioevo la cultura era prevalentemente orale; questo derivava da dissoluzione del sistema scolastico pubblico, la scomparsa di un pubblico letterario, la scarsa urbanizzazione, l'accentramento di ogni attività attorno a castelli, sedi episcopali, monasteri che riducevano le opportunità di scambio commerciale e occasioni di incontro. Durante le feste religiose la folla si riuniva intorno al giullare di piazza mentre nei castelli vi era una figura più colta e raffinata giullare di corte.I giullari (o buffoni) erano all'inizio ciarlatani, mimi, ballerini, giocolieri, attori e suonatori, che giravano di paese in paese e di corte in corte. Costoro erano malvisti dalla chiesa che sosteneva che fossero continuatori delle tradizioni pagane.Più tardi arriveranno a recitare i testi poetici e a comporli (in volgare). Altra eccezione erano i clerici vagantes, studenti che giravano per l'Europa e componevano i loro canti profani. Tutte queste figure durante il carnevale incoraggiavano il popolo attraverso la parodia al rovesciamento dei valori morali. Fondatori del medioevo: Personalità illustri vissute tra Teodosio e Carlo Magno.

Il giullare: Il sapere del medioevo è la Bibbia che viene diffusa in latino nella vulgata composta da S. Girolamo (400 circa). Corresse molte versioni latine del nuovo e antico testamento, scrisse 135 biografie e fatti e testi del mondo greco-romano. I padri della chiesa rifiutano la cultura antica in quanto superstiziosa e pagana. Viene valorizzato dalla cultura cristiana il sermo umilis, linguaggio semplice e umile. I tre stili della tradizione classica sono: lo stile tragico (linguaggio elevato), lo stlile comico (basso e umile), lo stile elegiaco (medio). Teorico del sermo umilis è S. Agostino che prese un atteggiamento di mediazione fra cultura classica e cristiana che prevarrà.
Da ricordare fra i difensori della cultura classica sono Boezio (consigliere di Teodorico e divulgatore della filosofia greca) e Cassidoro (amministratore del potere con i re ostrogoti). Durante il medioevo si possono distinguere le sette arti liberali che si dividevano in un trivio (grammatica retorica dialettica), e un quadrivio (aritmetica, geometria , astronomia, musica). Le sette arti liberali costituivano l'educazione dell'uomo colto medioevale.

Le altre culture
: L'influenza della cultura greca ed ebraica nell'Alto Medioevo fu pressoché insignificante e fu ripresa soltanto dopo l'anno mille con la ripresa dei rapporti commerciali fra le repubbliche marinare e l'oriente. I popoli germanici furono invece decisivi sul piano politico e sociale, ma insignificanti per l'aspetto culturale. La cultura araba invece era molto più concreta e materiale per questo si hanno le prime vere ricerche scientifiche che poi diventeranno patrimonio comune dell'occidente. Dato che la letteratura nel medioevo era praticamente religiosa il genere letterario in latino più diffuso fu l' agiografia cioè la storia esemplare della vita di un santo. Il suo fondatore è S.Girolamo.
Altro genere letterario "più facile" e dunque molto diffuso fu la cronaca della storia. Lo storico più famoso fu Paolo Diacono che scrisse l'"historia longobardorum". Nella letteratura latina esistevano anche forme intermedie fra la poesia e la prosa come la prosa ritmica che seguiva un cursus (andamento ritmato). Prosa rimata che precorre già la versificazione delle letterature romanze, la rima si stava affermando anche nella poesia religiosa latina dove era impiegato specialmente per riti liturgici. Tipici autori di testi in sillabe accenti e rime sono i Carmina Burana.

Spunti per approfondimenti: La difficoltà dei viaggi impediscono scambi culturali; mancanza di decenti vie di comunicazione . Manca qualsiasi concezione di progresso e di sviluppo, che migliori la condizione umana; manca il futuro o una proiezione del futuro in quanto si pensa che la fine del mondo sia imminente. Durante l'alto medioevo tutto vegna riletto in chiave cristiana: lo stesso vecchio testamento viene riletto secondo il nuovo. Allegoria: figura retorica per mezzo della quale l'autore esprime e il lettore ravvisa un significato diverso da quello letterale. Senso morale: suggerisce all'uomo il comportamento pratico e dunque un etica di vita. Anagogia: Interpretazione in senso spirituale delle sacre scritture.

Le Goff: Le Goff è un grande storico francese, che non si è limitato a rifiutare l'idea negativa di Medioevo, ma invita anche a rivedere la tradizionale periodizzazione. Egli, infatti tende a ricollocare il Medioevo (che va dal V al XV secolo) in un lungo Medioevo che potrebbe estendersi dal III secolo fino alla metà circa del XIX.
I primi volgari

Le lingue romanze: Dopo il mille si chiarisce un po' la situazione linguistica. Sono nate le lingue romanze o neolatine, che prendono questo nome perché sono quelle dell'area dell'impero romano (da"romanicae loci"): castigliano (spagnolo), catalano (dialetto spagnolo), portoghese, provenzale (lingua d'oc), francese (o lingua d'oil), italiano (al tempo di Dante lingua del si), sardo, dalmatico (oggi estinto), ladino, romeno.
Le lingue romanze spesso possono essere definite dal modo con cui si diceva l'affermazione, quindi il provenzale assunse il nome di lingua d'oc (dal latino "hoc" o "hoc est" significava "sì"), il francese assunse il nome di lingua d'oil (dal latino "ille est", si passerà a "oil" che nel francese moderno diventerà "oui"). Tutte queste lingue sono interessate da alcuni fenomeni linguistici, come la "palatalizzazione" e la "lenizione": il primo è il fenomeno per cui le consonanti gutturali "c" e "g" davanti alle vocali palatali "e" ed "i", divengono palatali (es. kertus...certo); il secondo invece è quel fenomeno per cui le consonanti sorde diventano sonore (es. strata...strada).

I primi documenti di volgare italiano
: I primi esempi di volgare italiano sono l'Indovinello veronese ed il Placito capuano. Il primo fu scritto prima del 960 d. C. ed è un esempio di testo fra il latino ed il volgare. È un vero e proprio indovinello dove il copista ha voluto giocare sul parallelismo fra l'atto di arare e quello di scrivere, fra il contadino e lo scrivano. Questo testo fu studiato a lungo dallo Schiaparelli. Il Placito capuano invece è stato scritto in volgare nel 960 d. C. ed è il primo di 4 Placiti, detti anche Placiti Cassinesi. Si tratta di quattro sentenze giudiziarie volute dal giudice di Capua.

Nascita delle letterature e predominio delle lingue romanze: Bisogna notare che nei paesi di lingua non romanza (Germania e Inghilterra) i documenti linguistici e letterari risalgono al 700-750, cioè molto prima che in Italia e Francia. Questo deriva da una totale estraneità delle lingue "barbare" dal latino, mentre in Italia e Francia si aveva un latino corrotto dal volgare, dunque mentre in Germania e Inghilterra dal popolo veniva parlato una lingua completamente diversa dal latino, da parte degli uomini colti di questi paesi veniva parlato e scritto un latino più corretto. Nel 750 abbiamo i primi esempi di epica nazionale in Germania (canto di Ildebrando) e in Inghilterra (Beowulf), ma nel XI e XII la lettura "barbara" viene schiacciata dai modelli francesi.

La società cortese: La cultura cortese è strettamente legata a quella cavalleresca, ma mentre in origine i cavalieri avevano solo una funzione militare, adesso grazie all'intervento della Chiesa (con cui stringono un forte legame come nelle numerose crociate), assumono un ruolo decisamente importante.
Durante i primi secoli d.C. i cavalieri sono spinti dallo spirito di avventura e di ricerca, si spiega così, nei romanzi cavallereschi del ciclo di re Artù, il carattere simbolico della ricerca della sacra coppa del Graal dove era stato raccolto il sangue di Cristo. In realtà i cavalieri vivevano molto spesso a corte, a spese del signore; anteponevano per le prime volte i valori della "gentilezza" e della "cortesia" a quelli della gerarchia. I cavalieri forniscono dunque l'ideologia con cui l'aristocrazia feudale riuscirà ad imporre la propria superiorità sociale e culturale, fondandola sull'opposizione "cortesia"-"villania". La protagonista della vita cortese è la corte che tende ad attenuare le differenze tra grande e piccola nobiltà, tra nobiltà d'animo e nobiltà di sangue.
Nell'Alto Medioevo la donna era considerata "la peggior incarnazione di tutti i mali", ma nella società cortese questa figura viene riconsiderata positivamente. D'altra parte, a causa delle crociate e delle guerre, le donne dei signori rimangono a lungo sole nelle corti e così iniziano a esercitare direttamente il potere. Cambia anche il concetto di amore, che in quello cortese vede nel corteggiamento un'attribuzione suprema delle virtù più nobili alla donna.

I modelli francesi: Possiamo distinguere 4 modelli diversi di fasi letterarie. Alcuni di questi possono risultare contemporanei fra loro:

1. il poemetto agiografico in volgare: in questo genere è ancora evidente l'influenza del modello latino delle vite dei santi. Sono narrati al pubblico da chierici-giullari. È ancora evidente la decisiva influenza della chiesa. Tutti questi manoscritti sono conservati in monasteri.
2. la narrazione epica: questo genere si struttura sul modello del poemetto agiografico sia nella forma metrica (decasillabe), sia nel contenuto (esaltazione dei martiri per la fede e dei cavalieri). I chierici continuano a contribuire in modo decisivo all'elaborazione di questo genere. Per esempio è molto verosimile l'ipotesi che il capolavoro del genere "la Chanson de Roland" sia nato come saga locale dei conventi sulla via di Roncesvalles. L'epica non ha dunque un'origine popolare ma è stata creata secondo i gusti del popolo.
3. il giullare di corte e il trovatore: anche in questo stile la trasmissione è orale; nasce in contemporanea allo stile precedente e si sviluppa successivamente. In questo caso il testo è più stabile rispetto all'epica, ma può subire ancora alcune variazioni; ben presto i testi verranno raccolti in canzonieri di amore per opera dei copisti laici.
4. prevalenza della lettura e del romanzo cavalleresco: coincide cronologicamente con la fase precedente. Questa fase è segnata dal prevalere della lettura. Sia la poesia geografica, sia quella epica e lirica sono destinate alla recitazione e all'ascolto, invece questa fase è caratterizzata dal romanzo cavalleresco in versi. Si diffondono tecniche di narrazione più complesse rispetto all'epica delle Chansons de geste. Abbiamo così un inizio di scrittura di narrativa moderna.

In questo periodo si ha anche un cambiamento del pubblico, nel senso che si ebbe un maggior interessamento da parte delle donne, che avendo maggior tempo libero rispetto agli uomini. Col tempo il romanzo cortese si allarga ad un pubblico più esteso che comprende anche gli strati mercantili e cortesi.

La figura del menestrello
: Alla fine del 200 appare una nuova figura, quella del menestrello, che era un dipendente della corte. Egli non solo recitava testi ma li produceva, dunque aveva anche un discreto bagaglio culturale. Non sostituisce del tutto la figura del giullare, che retrocede a un pubblico più umile.

L'epica francese e la Chanson de Roland: I maggiori poemi epici francesi sono le così dette canzoni di gesta. Il termine canzone significa che è un poema recitato da un cantore spesso con accompagnamento musicale. Le canzoni di gesta (XI-XIII sec.) avevano lo scopo di diffondere il potere e il valore morale dei feudatari concedendogli una base solida del potere. Questo genere letterario è detto "centripeto" perché tutti gli elementi portano sempre verso Dio e verso il sovrano. Le canzoni di gesta sono organizzate in cicli, i più importanti sono:
* il ciclo di Carlo Magno (o ciclo carolingio, che è anche il più antico), che narra delle imprese di Carlo e dei suoi paladini; celebre è la Chanson de Roland;
* il ciclo di Guillaume d' Orange. Narra della vita del grande feudatario del sud della Francia;
* il ciclo dei vassali ribelli. Narra della rivolta di un feudatario contro un principe indegno, cosa che esprime il primo segno di cedimento del sistema feudale.
Le canzoni di gesta non nascono da una tradizione popolare ma in un ambiente più fine anche se si dà scontata, attraverso una trasmissione orale, la diffusione ad un pubblico anche popolare. I testi essendo orali e anonimi sono soggetti a mutazioni. Sono di solito costituiti da strofe di varia lunghezza di versi decasillabi uniti fra loro.

La Chanson de Roland
: è composta da 4000 decasillabi, composta intorno al 1080, anche se il primo manoscritto risale alla prima metà del secolo successivo, con la firma di Turoldo ( non si pensa sia il vero autore ma solo un copista). La trama risale alla spedizione di Carlo Magno contro i Saraceni nel 778 in Spagna. La morte di Orlando segna il momento di maggior tensione emotiva ed ideologica. Egli è un guerriero perfetto ed un martire cristiano, dunque incarna gli ideali del guerriero perfetto: fedele all'imperatore e a Dio.

Il concetto di "cortesia": Dalle parole "corte" e "cortese" derivano termini in uso tuttora, come "fare la corte" e "corteggiamento", che ci rinviano sempre alla sfera dell'amore. L'amore cortese è al centro non solo del romanzo ma anche della lirica e dunque qualifica i due più importanti generi letterari della società cortese. Non è solo un motivo poetico, ma un argomento di trattazione scientifica, morale e filosofica. La trattatistica d'amore ha un grande sviluppo nel periodo che va dall'Alto Medioevo ai primi secoli del Basso. Il trattato più noto di questo periodo è il De Amore di Andrea Cappellano, scritto in lingua d'oil fra il 1174 e il 1204.

Il romanzo cortese e l'avventura: Il "romanzo cortese", a differenza di quello moderno che tutti conosciamo, era in versi e si sviluppa nella Francia (lingua d'oil). A differenza delle chanson de gestes, il romanzo cortese è definito centrifugo perché le avventure sono più varie e interessano anche il popolo.
I temi fondamentali del romanzo cortese sono l'amore e l'avventura. Quest'ultima è molto importante perché è l'elemento fondamentale attorno al quale si espande la storia, ma non è più l'avventura causata da un incidente ma da una prova individuale. Ora infatti l'avventura può, e molto spesso è così, essere intesa come una ricerca di un oggetto (tipico esempio è il santo Graal), o di una persona che caratterizzano la vita dell'avventuriero.
La metrica nel romazo cortese era costituita da versi ottosillabici in rima baciata, come il lai. Il lai era una composizione molto simile al romanzo cortese ma più breve e con un senso di liricità.

I temi del romanzo cortese: possono essere suddivisi in tre cicli:
1.il romanzo che narra di episodi dell'antichità, come l'antica Troia, Tebe, la figura di Alessandro Magno;
2. il romanzo che narra storie di amore dell'antica Grecia e di Bisanzio;
3. il romanzo che narra di episodi tratti dalla leggenda di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda (o ciclo bretone). Tipica storia di amore appartenente a questo ciclo sono quella fra Lancillotto e Ginevra, moglie di Re Artù. Altra storia d'amore di questo ciclo "bretone" è quella fra Tristano e Isotta che ci è stata tramandata dal poeta Thomas con il suo Tristan del 1170, dove Tristano è nel dubbio se seguire il suo cuore o il senso del dovere, ma poi trionferà il primo.

Il Lancelot e i romanzi di Chrétien de Troyes: Il maggiore autore di romanzi cortesi in tutto il medioevo è sicuramente Chrétien de Troyes che visse nella seconda metà del XII sec. alla corte Maria di Champagne e di Filippo di Alsazia. Il suo periodo più proficuo fu tra il 1165 e il 1185 in cui scrisse: L'Erec et Enide, Cligès à la charrette (rimasto incompiuto), Le Chavalier du Lion, rappresentano la contrapposizione tra i doveri della cavalleria e l'amore per la donna amata.
In Perceval (incompiuto), invece la vocazione cavalleresca all'avventura fa scoprire al cavaliere i contenuti spirituali e una tendenza all'elemento mistico-religioso nella ricerca della sacra coppa del Graal.
Lancelot, rappresenta l'amore per Ginevra, la moglie di Artù, che fa letteralmente impazzire il cavaliere Lancilloto che arriva perfino ad esitare di adempiere agli ordini del sovrano. Questo sogno d'amore lo estranea dal mondo e gli conferisce una forza sovrumana che gli permetterà perfino di piegare le sbarre che lo dividono dalla sua amata.
Di questi incompiuti il primo deriva dal fatto che l'autore lasciò il romanzo da finire ad un altro autore, per il secondo invece l'autore morì lasciando incompleta l'opera. Si pensa che Chrétien de Troyes abbia scritto altri libri riguardanti Tristano e Isotta.

La poesia lirica provenzale: La poesia lirica provenzale è un genere che si sviluppò in Provenza e nella Francia meridionaletar la fine del XI sec. e i primi 2 decenni del XIII. Anche questo genere letterario è espressione della vita di corte. I poeti per lo più provengono dalle fila della piccola nobiltà oppure sono ministeriales, cioè dipendenti non nobili del signore. Essi in cambio del loro canto, chiedono amore o almeno protezione alla moglie del signore. Si va dal trobar clus (poetare "chiuso" e difficile), al trobar leu (poetare "lieve").
La forma principale di poesia lirica è rappresentata dalla canzone di 4, 5 o 6 strofe, costruite in versi ottosillabici in rima e una formata da uno o più congedi. La canzone d'amore è estremamente formalizzata: esordisce con una descrizione della natura, poi rappresenta la donna e ne canta le lodi, infine introduce la figura del rivale che possono danneggiare l'amante; la chiusura è affidata ad un congedo che spesso contiene una decisione dell'innamorato.
Altri sottogeneri della poesia provenzale sono il sirventese (di argomento poltico), l'alba (la separazione dei due amanti dopo una notte passata insieme) e la pastorella (incontro d'amore tra un cavaliere e una villana).

Gli altri generi in Francia. Il poema allegorico e il Roman de la rose: In Francia oltre ai generi principali si presenta anche un nuovo genere dedicato ai ceti più colti: il poema narrativo allegorico. Il capolavoro di questo genere è il Roman de la rose, che si rifà all'Ars amandi di Ovidio e al De Amore di Cappellano. Il poema tratta del percorso duro e pieno di ostacoli che l'innamorato deve percorrere per raggiungere la sua bella. Il romanzo è in lingua d'oil e si divide in due libri; il primo contiene circa 4000 versi ed è stato composto da Guillaume de Lorris, mentre il secondo è composto da 17.000 versi ed è stato composto da Jean de Meung. Si tratta di due autori molto diversi: il primo è gentile moderato mentre il secondo è più vicino alla borghesia. Un altro genere dedicato a tutti i ceti è la narrativa comica in versi, il cui ciclo più importante è il Roman de Renart, opera di giullari che si rifacevano alla voce del popolo e attraverso gli animali venivano raccontati i costumi dell'epoca.
In fine ebbero molto successo i fabliaux e il lai, cioè brevi racconti che dovevano far ridere, che raccontavano beffe o inganni il primo e brevi versi che narravano un'avventura cortese di amore il secondo.

La letteratura francese e provenzale in Italia: In Italia ancora non sono comparsi i componimenti in volgare bisognerà infatti aspettare l'insorgere dei comuni, ma comunque ci sono dei romanzi di importazione che venivano letti dai borghesi colti. L'unico genere che abbiamo in questo periodo è in lingua franco-veneta ed è la produzione di canzoni; che si rifanno al ciclo carolingio e dal quale poi si rifaranno l'Ariosto e Boiardo.
Ma in Italia si diffusero anche altri testi in francese tra cui il Milione di Marco Polo dettato in francese a Rustichello da Pisa, o l'enciclopedia scritta da Brunetto Latini e Marco Polo.
Maggior sviluppo lo ebbe però la lirica provenzale incoraggiata dai signori e che vide il suo apice dopo la crociata degli Albigesi. Fra i poeti italiani che scrissero in lingua d'oc è da ricordare Sordello da Goito che unì alla vena lirica quella politica e polemica.

La cultura del Comune
L'organizzazione della cultura nella città comunale: l'università: Il processo di urbanizzazione favorisce lo sviluppo della cultura e nascono in questo periodo le univesità. Già nel XI secolo erano nati centri di insegnamento superiore che assumevano il nome di Studium o di Studium generale (cioè luogo di studio aperto a tutti). Nel 1088 nasce invece a Bologna la prima delle Universitates (grandi associazioni di studenti e di professori autonome dalla Chiesa in cui i professori venivano pagati dal comune o direttamente dagli studenti).
Con il tempo queste associazioni conquistano autonomia giuridica, diritto di sciopero e monopolio nel conferimento dei gradi universitari (per esempio la licenza di insegnare) benché ci fossero evidenti contrasti con la Chiesa e con la società. La nascita stessa delle Universitates segna quindi uno sviluppo della cultura che poco a poco si affianca alla Chiesa. Le universitates possono avere quattro facoltà (anche se non è detto che tutte le facoltà fossero nella stessa sede): arti liberali, medicina, diritto, teologia. Nel corso del Duecento si sviluppa un quinta facoltà: l'insegnamento delle Arti meccaniche.
Comunque il legame fra università e professioni cittadine diventa sempre più stretto, e anch'esso contribuisce alla laicizzazione della cultura.

L'esigenza di una nuova educazione e la nascita delle scuole cittadine: I tempi erano cambiati. Nascevano nuove scelte di lavoro. Si sviluppa ancor più il commercio e i mercanti crescono in numero. In seguito nasce anche il bisogno della scrittura per i loro libri di conti, che si diffondono poi agli inizi del '200; che col tempo si trasformano in libri di famiglia e in diari. Si impone così il bisogno di una nuova scuola in contrapposizione a quella controllata dalla Chiesa.

I nuovi intellettuali: Sino all'età comunale gli intellettuali sono quasi sempre chierici tranne per alcune figure laiche come i trovatori e i giullari. Nell'età comunale le professioni intellettuali diventano laiche. In Italia l'intellettuale appare inserito nelle varie attività comunali, mentre fuori aveva conquistato una posizione autonoma.
Sia nel campo dell'insegnamento che in altre professioni cittadine gli intellettuali assumono un rilievo di primo piano: l'arte del dettare (il comporre o scrivere in retorica) e l'arte di divulgare (fa conoscere al ceto politico e alle classi artigianali i contenuti della cultura classica e cristiana). In queste categorie di intellettuali non vi è ancora una separazione fra base umanistico letterarie e competenze professionali; e da qui provienie la maggior parte degli scrittori e poeti. I primi letterati italiani non sono veri professionisti ma dilettanti. Si può dunque affermare che le nuove professioni cittadine hanno avuto un ruolo non secondario nello sviluppo e nella diffusione del volgare come lingua scritta.

L'uso del volgare e il pubblico, la scrittura e il libro: I nuovi intellettuali si rivolgono a un nuovo pubblico formato dal ceto mercantile. Con la nascita di questi nuovi intellettuali che provengono da ceti che conoscevano il volgare, ma che hanno frequentato l'università imparando il latino, il volgare si afferma come lingua scritta durante il Duecento.
È proprio a questo gruppo sociale, formato da laici colti che sapevano leggere e scrivere, che si rivolge l'opera di divulgazione e di volgarizzamento volta a insegnare la retorica o i buni costumi; un altro settore di pubblico è costituito dalle donne appartenenti a ceti sociali più elevati. Nel Duecento nasce il primo tipo di scrittura in corsivo e in minuscolo, che rendeva la lettura più rapida e leggibile (gotico corsivo).
Si scrive su fogli di pergamena fatta prima da pelli di pecora e poi dalla bambagia. Mentre nell'Alto Medioevo la trascrizione avveniva negli scriptoria, ora non erano solamente i monaci a riscrivere le opere ma anche i copisti laici che svolgevano tale lavoro dietro compenso delle botteghe addette. Ci fu una diffusione più rapida dei libri e una formazione di biblioteche private.

La cultura filosofica: la Scolastica: La società urbana produce un nuovo modo di discutere e di filosofeggiare, che si chiama Scolastica. Il più importante filone all'interno della Scolastica è rappresentato dal francescano Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), autore dell'Itinerarium mentis in deum, ma va riconosciuta grande importanza anche al pensiero del domenicano san Tommaso d'Aquino (1225-1274), che si orienta verso l'aristotelismo. Il tomismo (il sistema filosofico formato da san Tommaso) è sempre fondato sui principi della cultura medievale, ma ora la metafisica viene unita alla fisica e alla scienza e la fede conciliata con la ragione; tale aspetto del tomismo avrà una decisiva influenza su Dante.

La letteratura, le poetiche, gli stili: La teoria degli stili distingue, uno stile alto, o tragico, di argomento serio e nobile, da trattarsi con un linguaggio sublime; uno stile medio, o elegiaco, di argomento quotidiano e comune e trattato con un linguaggio più semplice; e uno stile basso, o comico, dedicato ad argomenti e personaggi mediocri ed espresso con un linguaggio umile.

Il volgare, i generi letterari, il pubblico: L'uso del latino, lingua europea dei dotti, presuppone un pubblico ristretto di grandi intellettuali. Viceversa l'uso del volgare si rivolge ad un pubblico più vasto e vario. Spesso viene definito borghese il pubblico della letteratura in volgare. C'è una letteratura in volgare di ispirazione religiosa che è rivolta anche al popolo minuto delle città, quindi ai lavoratori e alle masse popolari delle campagne. Il francescanesimo favorisce lo sviluppo di un'ottica popolaresca, che si riflette nel genere della lauda. C'è poi una letteratura in volgare destinata soprattutto al ceto mercantile e a quelli politico-amministrativi: è la letteratura didattica, che insegna l'arte della retorica e dà buoni consigli sul comportamento da tenersi. Anche la cronaca, che racconta la storia di una città, si rivolge a questi strati sociali.
Infine c'è una produzione molto più raffinata e complessa: quella della poesia d'amore in volgare che si rivolge a un numero ristretto di persone colte.

La letteratura religiosa
I generi e le aree geografiche: I primi esempi di letteratura italiana sono esempi di letteratura religiosa. Di questa vi sono più generi:
* il poemetto didascalico narrativo (che si propone di insegnare qualcosa) si diffonde soprattutto al Nord e ha come maggior esponente Bonvesin Da La Riva;
*la lauda che è un genere tipico dell'Italia centrale (Umbria e Toscana) e che ha come maggior esponente Jacopone Da Todi.
La metrica del poemetto è caratterizzata da quartine monorime; la lauda adotta invece la struttura della ballata con l'utilizzo di rime intrecciate.

La lauda: La lauda religiosa nasce intorno al 1233 con gli alleluianti: è una lode al Cristo, alla Madonna ed ai Santi. Assume la forma metrica della ballata (un genere profano). Nel 1260 Ranieri Fasani dà vita al movimento dei flagellanti (si percuotevano come autopunizione dei peccati), che si diffonde soprattutto in Umbria e in Toscana. Il passaggio dalla lauda lirica a quella drammatica (che si nota molto bene in Jacopone da Todi) è favorito dalla struttura dialogata tra solista e coro dei fedeli. Le più antiche laudi che ci sono giunte sono state scritte prima del 1270 e sono contenute nel "Laudario di Cortona".

Francesco d'Assisi: Francesco nasce ad Assisi il 26 settembre del 1182 di madre francese e padre mercante. Conduce una giovinezza spensierata. Nel 1202 viene fatto prigioniero in una battaglia contro Perugia; durante la sua prigionia attraversa un periodo di crisi, che lo porterà a una vocazione religiosa ed infine alla conversione (1206). Fa come suoi principali valori morali la carità, il disprezzo delle ricchezze e la cura dei malati. Il padre tenterà nel 1207 di riportarlo alla precedente vita minacciandolo di toglierli l'eredità. Francesco non solo la rifiuta, ma si denuda pubblicamente come simbolo di rifiuto della proprietà privata. Inizia la sua predicazione ed è presto imitato da molti seguaci, costituendo un ordine religioso: quello francescano. Nel 1219 va in Terra Santa, dove incontra il Sultano. Laudes Creaturarum o Cantico di frate Sole è la sua opera più importante, che fu scritta poco prima della sua morte. Il cantico è scritto in volgare umbro ed è considerato il primo testo artistico italiano. Francesco lo scrisse come strumento di propaganda religiosa e scelse appunto il volgare, affinché tutti potessero comprenderlo.

Il "per" nel Cantico: "Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle". Ci sono varie interpretazioni del "per" nel Cantico; la prima (la più diffusa) gli attribuisce un valore causale. Francesco loderebbe Dio perché ha creato la Luna e le stelle. Altra tesi è quella sostenuta dal Benedetto, che ritiene che abbia un valore d'agente, cioè Dio dovrebbe essere lodato dalla luna e dalle stelle; Benedetto infatti ritiene che quel "per" non sia altro che il "par" francese. Il valore mediale sostenuto dal Pagliaro, consiste nel lodare Dio indirettamente per mezzo della Luna e delle Stelle, venerandolo attraverso di esse. Infine c'è il valore causale prolettico ("sii lodato poiché la luna e le stelle esistono e operano grazie a te").

Le interpretazioni di Francesco d'Assisi
: La Chiesa di Roma per frenare le concezioni estremiste del francescanesimo decise di "istutizionarlo" riducendo così il pericolo. Con l'istituzione dell'ordine francescano si ha dunque anche una banalizzazione degli insegnamenti del santo. Da un invito alla povertà si passa dunque a concetti meno materiali come la fratellanza e l'amore universale. Si hanno differenti interpretazioni di san Francesco. Giotto infatti lo raffigurò nei ventotto affreschi nella basilica di Assisi e solo in uno di questi viene rappresentata la povertà, bisogna però premettere che l'opera era stata comissionata dalla curia. Dante invece raffigura san Francesco nel suo spirito combattivo e nella professione della povertà.
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