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Il "dolce stil novo"

Il termine “dolce stil novo” , per indicare il gruppo di poeti
appartenenti, è stato coniato da Dante nel XXIV canto del Purgatorio, quando Dante presenta al poeta guittoniano Bonagiunta la sua poetica e della sua esperienza in relazione a Giunizelli.
Bonagiunta chiede se sia lui colui che :”fore trasse le nove rime” e capisce quale sia il nodo che trattene lui, Guittone, e i poeti siciliano (il Notaio=Iacopo da Lentini) :”di là da quel dolce stil novo ch'i' odo”. E' chiara qui la forte critica verso la poetica precedente, e la lode di quella di Guinizelli da Bologna, capostipite di una esperienza particolare segna una differenza tra Dante e i propri amici e le altre esperienze.
Il poeta diventa uno scriba sotto dettatura dell'amore, ne coglie le profondità e fa un'analisi psicologica dell'amore, accompagnando la poesia con parole dolci e musicali e una lingua preziosa e dolce.Pertanto la nuova poetica è un dolce stil novo, nuovo perché si contrappone alle vecchie esperienze, dolce perché la sintassi è piana e semplice, trasparente e musicale.Una poetica che, a differenza della Guittoniana, è chiusa alla realtà politica, senza artefizi che sono caratteristici del trobar clus.
E' la pace tra guelfi e ghibellini, attraverso la mediazione di papa Niccolo III, ha creare le condizioni felici che permettono una giusta atmosfera. La pace politica permette così il crearsi di circoli di letterati che pensano e riflettono sull'amore.
L'amore non è più visto in termini cavallereschi, non è più l'omaggio feudale del cavaliere alla donna, è invece tutto spirituale, è un sentimento tra un uomo bisognoso di certezze morali e una donna superiore (moralmente) che rende più cristiani, rende i pensieri puri;un'amore quindi sacrale, nel quale la donna è un angelo di cui, innamorandosene, ci si eleva a Dio. Per parlare di questa realtà ci si rifà a trattati sull'amore come quello di Cappellano o Alberto Magno, a dibattiti universitari di filosofia e sulle figure angeliche collegato al tema luce, al culto Mariano.
Un'amore così, chiaramente, non è per tutti,non può esserci in un rozzo e villano, ci vuole un animo nobile, l'amore è nobiltà d'animo. Questa rivendicazione è fatta da una borghesia emergente che vuole vendicare la propria posizione acquisita, non nobile per nascita, ma nobile perché i suoi animi sono eletti e elevati dalla cultura, sono le nuove classi dirigenti comunali che si presentano come nuova aristocrazia.

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