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La “Chanson de Roland”

La “Chanson de Roland”: è il primo monumento epico romanzo, databile attorno al 1070. Lo scarno dato storico da cui prende spunto, ovvero l’imboscata tesa dai baschi alla retroguardia dell’esercito del re Carlo nel 778, viene completamente trasfigurato nel poema:

“Carlomagno, consigliato da Gano, accetta la risoluzione pacifica del conflitto contro il re saraceno Marsilio, nonostante l’opposizione del nipote Rolando. Gano si vendica di quest’ultimo dando a Marsilio le coordinate per una imboscata sanguinosa. Carlo, sentendo suonare il corno del nipote, torna indietro e sbaraglia l’esercito di Marsilio e dell’alleato africano Baligante. Processato ad Aquisgrana, Gano viene squartato”.

Il tema dominante della sanguinosa lotta fra cristiani e pagani, la ripresa di situazioni dal Vangelo, l’incombere di deformazioni storiche (angeli con messaggi divini, giornate allungate ad arte per permettere ai franchi di incalzare i saraceni), la figura ieratica del preveggente Carlo, sono elementi forti di sentimento religioso e nazionale.

Intermediario fra cielo e terra, Carlo è il re sacerdote che combatte per valori quasi coincidenti, quali la fede e la Francia. Sacrificio cristiano e sconfitta pagana si svolgono quasi ritualmente, ciclicamente. In sei giorni si consumano il tradimento, la morte dei paladini, la vendetta e la punizione del traditore, annunciati senza suspense da presagi e presentimenti. L’intera vicenda è posta sotto il segno di una fatale e provvidenziale ineluttabilità.
Il sacrificio di Rolando, l’ultimo a morire nell’imboscata di Roncisvalle, segna lo spannung del testo. Il guanto destro che il paladino, morente, tende in alto a Dio e che l’arcangelo Gabriele raccoglie, lega con il preciso gesto di omaggio vassallatico, l’ordine feudale con quello celeste. Il martirio equipara Rolando a un santo, richiama la Passione di Cristo.

La lassa, spesso ripetuta con minimo scarto verbale-prospettico, è la vera struttura portante del poema. L’ordinamento paratattico del testo organizza il discorso in unità autonome, ognuna col valore di scena. Al piano narrativo delle eroiche gesta guerriere è sovrapposto quello sacrale e sovratemporale, provvidenziale.
Il vero cardine dell’azione è però il tradimento di Gano. L’opposizione fra Gano e Rolando, nasconde l’attrito fra due diversi gruppi sociali, i grandi aristocratici e feudatari e i funzionari-guerrieri del re.
Terzo nucleo di tensione, stavolta psicologico, è quello che si viene a formare fra Rolando e Olivieri sull’opportunità di suonare il corno. La mesure diventa chiaro valore morale allorché Olivieri, compromessa definitivamente la situazione a causa dell’ybris di Rolando, sconsiglia il compagno dal dannoso e tardivo suono.

Un altro problema morale riguarda la paternità di Rolando, discussa: è il figlio illegittimo di Carlo e sua sorella? Fosse così, la morte del guerriero assumerebbe la dimensione anche di punizione divina.
Il Roland oxoniense è forse opera del Turoldo, da identificarsi in un alto prelato anglonormanno.

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