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Umanesimo e Rinascimento - Caratteri generali

Appunto di italiano sui caratteri generali delle due correnti letterali e culturali del '400 e del '500: Umanesimo e Rinascimento.

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Umanesimo e Rinascimento

L’Umanesimo e il Rinascimento sono due correnti letterarie e culturali del '400 e del '500. In particolare, la civiltà umanistica inizia nel 1400 e si conclude con la morte di Lorenzo de Medici nel 1492. Questa data rappresenta uno spartiacque tra la civiltà umanistica e quella rinascimentale che inizia appunto nel 1492 e si conclude nel 1545, anno del Concilio di Trento nonché anno dell’inizio di una nuova corrente letteraria chiamata il Manierismo. Il centro della civiltà umanistica - rinascimentale è l’Italia, e in Italia principalmente Firenze.
L’Umanesimo è definito come la cultura della civiltà rinascimentale e per questo tra concetti di Umanesimo e Rinascimento vi è una stretta affinità. Ciò nonostante, con l’Umanesimo si elaborano le nuove teorie e si tracciano le nuove culture che saranno tradotte in pratica nel Rinascimento.
Con l’Umanesimo si adotta una visione laica della cultura in quanto vi è una riscoperta degli autori classici e del mondo umano. Proprio per questo, si differenziano le humanae litterae dalle divinae litterae ovvero le opere dedicate al mondo umano - naturale da quelle del mondo religioso e si rivaluta la centralità dell’uomo sulla terra. L’uomo, difatti, è considerato un "piccolo Dio sulla Terra" ed è chiamato proprio per questo microcosmo. L’uomo non rifiuta il rapporto con Dio, ma questo rapporto viene vissuto in maniera libera, non conflittuale e soprattutto individuale.
Il razionalismo è un’altra novità introdotta dalla cultura umanista. Grazie a questo nuovo atteggiamento, l’uomo è considerato l’unico artefice della propria vita poiché egli domina il tempo, lo spazio e la natura in cui vive. Il tempo è sfruttato dall’uomo che lo utilizza in modo cosciente e come meglio crede. Proprio per questo, si parla di tempo economico. Lo spazio, invece, grazie anche alla scoperta della prospettiva, viene reso quasi tangibile all’uomo il quale lo analizza, lo controlla e lo geometrizza. Per quanto concerne il concetto di natura, l’uomo è colui che porta sulla terra l’armonia universale rappresentata dal macrocoscmo (Dio). Per questo, egli domina la natura e si serve, non solo di arti scientifiche ma anche di magia, astrologia ed alchimia, per capire al meglio il mondo.
Con il razionalismo, nascono e si rivalutano nuove discipline come la filologia, l’astronomia e l’ermetismo. Quest’ultima nasce come una setta magico - religiosa che si rifà all’antica Grecia. La filologia, invece, è uno strumento che serve per avvicinarsi alle opere dell’età classica che in relatà si occupa di verficare l’autenticità di alcune opere e a "collazionare", in altre parole a confrontare, i vari testi di una stessa opera per risalire a quella originale.
Nel corso del '400, nasce la questione della lingua poiché si ricerca una lingua universale che riunificasse tutta l’Italia. Pietro Bembo, umanista italiano, scrive un’opera intitolata "Prose della volgar lingua" nella quale egli afferma che i modelli volgari da seguire per opere in versi e in prosa sono rispettivamente Petrarca e Boccaccio, mentre Cicerone e Virgilio sono i massimi esempi latini da seguire per opere in prosa (Cicerone) e in versi (Virgilio).
Un’altra lingua utilizzata dagli autori umanisti è il greco. Si ha, infatti, una riscoperta della lingua greca e in particolare di Platone e Aristotele, autori della cultura greca.
I principali centri di cultura e organizzazione, diffusi nel '400, sono i cenacoli e le accademie. I cenacoli nascono come associazioni di studenti umanisti nelle quali è possibile confrontarsi, dialogare ed effettuare scambi culturali. Con il passare del tempo, i cenacoli tendono ad organizzarsi, diventando vere e proprie accademie.
Oltre ai cenacoli e alle accademie, vi sono le corti signorili, le bibleoteche e le stamperie. Quest’ultime nascono proprio nel 1455, a seguito dell’invenzione della stampa, grazie alla quale vi è una maggiore possibilità di acculturamento.
Nell’Umanesimo e nel Rinascimento, la poesia, a differenza di quella medievale, è uno strumento per l’elevazione spirituale, per l’educazione personale e per un perfezionamento interiore. L’ideale di perfezione si raggiunge a seguito dell’imitazione degli autori classici; come afferma Petrarca, ciascun poeta deve essere un imitatore originale ovvero le opere umaniste e quelle classiche devono essere, nello stesso tempo, diverse e paragonabili. Petrarca, inoltre, paragona il rapporto dell’autore classico e dell’autore umanista con l’azione che svolgono le api dicendo che le api, dopo aver raccolto il polline dai fiori, riescono a produrre autonomamente il miele.
In conclusione, possiamo affermare che con la civiltà umanista - rinascimentale si ha un recupero dei valori terreni poichè si cerca di conciliare gli aspetti spirituali con i piaceri terreni.
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