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La nascita del teatro moderno


A seguito della caduta dell’impero romano la grande tradizione teatrale latina, rappresentata soprattutto da Plauto e Terenzio, si era andata perdendo (non a caso S. Agostino afferma “Muore Roma, cadono i teatri”). Nel Medioevo non c’erano testi teatrali e sopravvivono solamente alcune forme di spettacolo: le sacre rappresentazioni in ambito religioso e i carri allegorici in ambito civile, ma sono molto distanti dal testo scritto con funzione comunicativa.
In età signorile, invece, nelle corti dei signori comincia a rinascere la voglia di portare in scena vicende. Le prime rappresentazioni si svolgevano in luoghi chiusi, soprattutto nelle corti e nelle accademie, ed erano rivolte ad un pubblico molto selezionato: ciò rappresenta, tuttavia, una regressione dal punto di vista della sociologia della cultura. Inizialmente si riprendono le commedie di Plauto e Terenzio, prima in latino e poi in traduzione, e si iniziano a portare in scena i drammi mitologici grazie alla riscoperta dei miti (soprattutto naturalistici) di Ovidio, ma non sono presenti scritti “ex novo”. Gli spettacoli avevano luogo nella stanza di rappresentanza della corte e la parete di fondo veniva dipinta, in modo tale di ricreare l’ambiente, in cui si doveva svolgere l’azione. Due sono le corti più attive nella riscoperta del teatro e nell’elaborazione di nuove opere: la corte di Mantova e Ferrara, in cui si portano in scena soprattutto le commedie di Ariosto, e la corte di Firenze, in cui vengono rappresentate le commedie sia di Ariosto che di Machiavelli (quindi, Mandragola e Clizia, che si avvicina al modello terenziano). Nei nuovi testi teatrali le storie vengono ambientate nelle corti e nelle città contemporanee, ma vengono ripresi degli schemi tipici della tradizione latina (ad esempio, Ariosto sceglie la versificazione per cercare di imitare la cadenza del senario giambico, uno dei versi latini più musicali). Il teatro moderno assume la funzioni di “doppio”, poiché mette in evidenza l’ambivalenza, che regna nelle corti, in cui si svolge l’azione, denunciando la malvagità, che domina i rapporti umani.
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