michi55 di michi55
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La cultura umanesimo-rinascimentale stava rinnegando l’esistenza del Medio Evo, considerandolo un’epoca priva di sviluppo. Pensarono che il modello da imitare fosse l’età classica: la Grecia ai tempi di Pericle era un luogo di perfezione assoluto, si possono trovare molti capolavori, come il Partenone, un tempio del 460 a.C. costruito in seguito alle guerre persiane. Pericle, ricostruì Atene chiamando scultori e artisti, che utilizzavano materiali come il marmo, che era molto raffinato, rendendo così la città ricca di monumenti. (teatri: tragedie/opere)
Il modello dei classici diviene il modello da imitare. Gli Umanisti partono da quell’epoca come spunto per creare qualcosa di nuovo, le cose che copiano sono le proporzioni, di statue e templi principalmente: la loro non è un’imitazione poiché si servono solo delle basi, in quanto aggiungono elementi nuovi che si adattano di più alla loro epoca. Adattano l’arte classica alla propria epoca.
Secondo loro la bellezza nasceva dal rispettare la perfetta armonia e l’equilibrio, nel quale tutto si integrava. Le opere degli artisti greci (classiche) erano considerate perfette e bellissime proprio perché si identificavano con l’ambiente, e il loro modello era la NATURA.

{Verso il 1600, invece, si sviluppa un nuovo movimento artistico-letterario: il BAROCCO, nel quale l’obiettivo principale era l’esagerazione; si ricercava la sproporzione, eccedevano. Quest’ostentazione però, non rispecchiava la vita e la realtà: tutto il contrario dell’epoca rinascimentale.}
Tuttavia, era molto difficile cercare di imitare qualcuno e nello stesso momento inventare qualcosa di nuovo. Ed è proprio per questo motivo che utilizzano solo le basi di quell’età.
I punti di riferimento nel mondo medievale erano i testi antichi, considerati come dei dogmi intrascurabili. Non effettuavano nessuna critica, li si ammirava, ma non spostavano lo sguardo al di là di ciò che c’era scritto. Mentre, nell’Umanesimo, si prendono in riferimento molti aspetti (contesto storico, letterario, grammatica, carta, scrittura etc..), si analizza l’insieme e si rivede/rivaluta per intero. Tutto si adatta in base al contesto storico in cui è stato scritto il documento. Senza una spiegazione, o una visione d’insieme del testo, si può capire tutt’altro. Ciò che si studia non ha senso se non si cerca di andare oltre, capire il perché degli avvenimenti e capirne le cause.
Nell’età umanistica (grazie alla curiosità degli autori) nasce, dunque, una nuova scienza, quella della filologia, che studia i testi antichi per poi dargli una critica e eventualmente correggerli. Per farlo occorreva un confronto approfondito tra le varie traduzioni, e bisognava applicare dei criteri basati su conoscenze linguistiche (conoscere la lingua) ma anche storiche (fatti, costumi, politica, religione…). Petrarca e Boccaccio, si dedicarono alla filologia, avvicinandosi molto alla lingua greca, per riuscire a tradurre i testi da sé e per diffonderla.
Si scoprirono molti falsi, come quello della “Donazione di Costantino”, un documento nel quale l’imperatore donava tutta Roma al Papa; grazie ad un filologo Lorenzo Valla, si scoprì che quel manoscritto non poteva essere datato nel 4 secolo, poiché la stilistica, il materiale sul quale era stato scritto erano ben più avanzati (sfidando così la Chiesa). Per questo, attraverso le loro competenze, i filologi mettevano in dubbio le tradizioni secolari, per stabilire una verità.
Questa era una nuova mentalità, diversissima dagli uomini del medioevo (osservavano e basta), che si basava sullo studio della scientifica e della matematica. Nell’epoca precedente le condizioni metereologiche o le malattie venivano interpretate come una punizione divina, al contrario, nel rinascimento si cercava di dare una spiegazione logica e teorica degli avvenimenti. Una cosa che venne criticata dalla Chiesa era la dissezione dei cadaveri, cosa che in questa nuova epoca si approfondì per dare vita allo studio dell’anatomia umana ma soprattutto l’approfondimento delle scienze e dalla matematica. Lo stesso Leonardo da Vinci, per realizzare le sue opere, si basava solo ed esclusivamente sulle formule matematiche e scientifiche, voleva conoscere a fondo il corpo umano per poi riprodurlo attraverso proporzioni stabilite da regole matematiche.
Per quanto riguarda le conoscenze, nel medioevo era tutto finalizzato alla salvezza, mentre nel rinascimento il problema che si pongono è quello della formazione dell’uomo. Le discipline letterarie erano indispensabili per l’armonia del singolo, e questo periodo del rinascimento che riguarda la letteratura è chiamato umanesimo.
Nel Medio Evo l’uomo era vittima di chi lo aveva creato e quindi, subisce le azioni degli altri (Dante ripeteva sempre “Se Dio vuole!”, al contrario, nel Rinascimento l’uomo è l’artefice della propria vita, non elimina il passato, ma lo studia per realizzare il suo futuro, vive la religione con meno vittimismo e s’impegna a ricercare ciò che è bello, senza pensare ad un Dio che punisce. L’epoca medievale si basava sulla rinuncia (di tutto) poiché più si aveva più si era condannati, vigeva la LIBERALITA’, il distacco dai beni materiali; si criticavano anche i mercanti per le loro ricchezze. Diversamente, nel rinascimento l’uomo vuole realizzare i suoi desideri, e vuole anche lavorare per guadagnare tanto, circondarsi di cose belle, e di conseguenza vivere meglio. Vuole essere ripagato per la sua fatica; si arricchisce l’animo. Nasce la borghesia, l’aristocrazia e si accumulano i capitali.

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