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I caratteri della pubblicistica e della storiografia

Gli atteggiamenti mentali e culturali propri della civiltà rinascimentale si ritrovano più vivaci e più originali in quelle tendenze di cultura e in quelle opere in cui l’argomento da una parte, la personalità dell’autore dall’altra (cioè il suo abito mentale, la sua formazione culturale, la sua attività professionale, le sue condizioni di vita, il suo pubblico) inducevano meno ad una ideologia neoplatonizzante, a un ambiente cortigiano per gentiluomini e di dame, al compiacimento per la bella pagina letteraria, e più, invece, all’osservazione del reale, all’analisi delle cose, a una prosa che, pur nella sua letterarietà, non tendesse a staccarsi dal contenuto per compiacersi narcisisticamente si sé.
Negli scrittori dunque di storia e di politica (e soprattutto nei veri grandissimi, Machiavelli e Guicciardini) è da ricercare la visione della vita e dell’uomo che si era formata sotto il duplice influsso della trasformazione politica e sociale cui era stata soggetta la società italiana fra il Duecento e il Cinquecento, e della maturazione intellettuale avvenuta sotto la spinta del processo storico e al contatto competitivo con la cultura classica. Difatti, chi confronti le loro opere con quelle della storiografia medievale, avverte subito le profonde differenze, prima fra tutte la laicizzazione delle tematiche.

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