Le origini del mondo


Nei miti di creazione, terra, cielo, sole, mare sono raccontati nel loro primo apparire. A volte siamo di fronte a una creazione dal nulla ad opera di un essere che sta prima di tutte le cose, come nel caso di Taikò-mol, o del Dio onnipotente del Genesi; altre volte invece gli elementi della natura costituiscono un’indissolubile sintesi di forza naturale e divinità personale, come viene narrato nella teogonia dei Greci, dove la terra e il cielo, nella loro duplice realtà di entità naturali e divinità personale, come viene narrato nella teogonia dei Greci, dove la terra e il cielo, nella loro duplice realtà di entità naturali e divinità personali, formano una coppia e generano figli, popolando di cose e di dèi il mondo appena fatto.

Questo mito della creazione del mondo – elaborato dal popolo maya – inizia con la presentazione grandiosa di un universo vuoto, di una condizione che sta “prima di tutto” e può essere descritta solo per via negativa. Nulla esiste, eppure qualcosa già c’è, qualcosa di informe e di muto: il cielo come un immenso contenitore del nulla, e un’acqua immota, principio di vita senza vita. Si accampa con forza la sensazione del vuoto, dello spazio infinito, del silenzio e dell’immobilità: come il moltiplicarsi di una mancanza. L’unica cosa ad avere una consistenza materica è l’acqua, come se i creatori del mito sapessero intuitivamente ciò che noi, oggi, sappiamo scientificamente: che la vita organica ha la sua origine prima nell’acqua.

Il testo è tratto dal Popol Vuh, espressione della lingua maya che si può tradurre “Il libro della comunità”: conteneva una redazione scritta (eseguita in un tempo anteriore alla conquista europea) del patrimonio mitologico dei Maya, una popolazione india dell’America centrale. Il libro andò distrutto durante la conquista, o durante le persecuzioni che la seguirono. Quello che oggi leggiamo è la ricostruzione dell’antico testo scritto dal popolo Vuh, condotta sulla base dei ricordi di alcuni membri del popolo maya, che ne avevano raccolta e tramandata la tradizione per via orale. Il Popolo Vuh era evidentemente un libro sacro, e come tale veniva imparato a memoria da alcune categorie di persone (probabilmente sacerdoti o magistrati).

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