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L’io lirico

A partire dal Romanticismo, al genere lirico sono state riconosciute caratteristiche sempre più precise, fra cui la presunta connotazione di poesia “soggettiva”, in contrapposizione all”oggettività” del genere epico. Ma di questa concezione sono emersi, negli ultimi anni, i limiti evidenti:anzitutto, infatti, non sembra più opportuno insistere sulla totale “oggettività” della produzione epica (basti pensare ad Esiodo, che appartiene ancora pienamente all’ambito della letteratura rapsodica), ed, inoltre, la “soggettività” della lirica è stata riconosciuta soltanto apparente; infatti, “ben lungi dall’essere espressione di un sentimento personale, di una ricerca estetica sviluppata in solitudine interrogando i più intimi recessi della propria anima, la lirica greca, così come quella di ogni altra civiltà antica e moderna, non si propone di esprimere un mondo di emozioni segrete ed estranee alla sensibilità comune, bensì presuppone una diretta interazione tra il poeta e il suo pubblico. Il poeta lirico componeva, infatti, per un ben determinato gruppo di ascoltatori che non di rado gli commissionavano il canto”. La poesia lirica non va dunque considerata come “una quasi metafisica emersione dell’io dall’universo indistinto e collettivo dell’età aedica, ma come affermazione soggettiva di un gruppo sociale egemone”.

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