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Il Teatro durante il Rinascimento

Tragedia
Il genere della tragedia ebbe scarso successo durante il Rinascimento; ci furono soltanto un paio di esempi significativi:

  • la "Sofonisba" di Alfieri, ovvero la storia della figlia di Asdrubale, re dei Cartaginesi, e moglie di Siface, re della Numidia, che fu costretta a sposarsi con Massinissa e da questo consegnata a Scipione; non volle però sentirsi bottino di guerra e accettò orgogliosamente la morte, bevendo il veleno datole da Massinissa.

    l' "Orazia" di Pietro Aretino, d'ispirazione liviana, scritta e pubblicata nel 1546, narra l'uccisione da parte di Orazio, sopravvissuto allo scontro con i Curazi, della sorella Celia, che lamentava la morte del marito Curazio. Orazio, per questo delitto, viene processato e condannato dal popolo romano a una pena puramente simbolica. I personaggi della tragedia di Aretino vengono drammatizzati dall'autore secondo gli schemi tipici della drammaturgia controriformistica.

Lo scarso successo di un genere come quello della tragedia è forse giustificabile con il fatto che nel periodo di crisi che era il rinascimento, non c'era molta voglia di farsi coinvolgere nel male altrui.

Commedia
Invece il genere della commedia incontrò molto successo, e durante il Rinascimento abbiamo una produzione molto vasta, a partire dalla "Mandragola" di Machiavelli, potente satira sulla corruttibilità della società italiana dell'epoca.
Ariosto stesso scrisse un gran numero di commedie (La Cassaria (1508), I suppositi (1509), Il negromante, La Lena, e l'incompleta Gli studenti (1518)), prendendo le mosse dal modello plautino e terenziano per quanto riguarda l'intreccio e i caratteri. Le sue commedie erano caratterizzate da intermezzi musicali, pastorali e quadri viventi.
Durante il Rinascimento i testi teatrali venivano recitati dai cortigiani uomini a corte per diletto, e forse questo è uno dei motivi per cui fu la commedia a svilupparsi di più, vista la difficoltà e la serietà di allestire una tragedia.
I commediografi del tempo hanno molta consapevolezza del debito nei confronti di Boccaccio, a cui si ispiravano per l'intreccio (complicato ma sempre dominato), la caraterizzazione dei personaggi e la beffa. Da Boccaccio presero anche ispirazione per la stupidità dell'oggetto della beffa, come ad esempio Calandrino, personaggio modello per la Calandria, commedia in cinque atti del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, caratterizzata dall'equivocatio tramite doppi sensi, anche osceni. La reazione del pubblico a commedie simili non poteva che essere simile a quella dei protagonisti della cornice di Boccaccio, ovvero il distacco e la non-identificazione nella materia trattata, attraverso la superiorità data dalla cultura e dalla condizione sociale.

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