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La letteratura nel Cinquecento

Nel primo Cinquecento si delinea una situazione in Italia caratterizzata dal Trattato di Cateau-Cambrésis (1559) che definisce gli equilibri europei, spostando l'asse sull'Atlantico.
Nel 1545 si ha il Concilio di Trento che definisce le riforme del calvinismo e del luteranesimo. In questo periodo c'è una lotta tra Francia (con Francesco I) e Spagna (con Carlo V), che si conclude con il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi ai quali Carlo V aveva tolto lo stipendio. Alla fine il papa aiuta Carlo V ad avere la meglio in Italia.
I principi italiani si appoggiano alla vecchia nobiltà, così si ha un divario tra ricchi e poveri, supportato dal fatto che i commerci non avvenivano più sul Mediterraneo.

In questo periodo la produzione letteraria si arricchisce di tre grandi autori: Ariosto con l'Orlando Furioso, Machiavelli con Il Principe e Bembo con Gli Asolani.

I luoghi della produzione letteraria sono le corti, in cui i letterati si stringono attorno ad un principe e si dedicano unicamente alla produzione letteraria, facendo propaganda al principe e aiutandolo a prendere decisioni in cambio del sostentamento. Questi letterati parlano dell'uomo ideale eterno che riesce a risolvere i problemi della società.
Crolla l'illusione umanistica dell'egemonia del classicismo, quindi il massimo sforzo è dato dal perfezionamento della letteratura in volgare, attraverso una conoscenza dei classici che vengono considerati maestri di stile. Nascerà così un nuovo genere: la trattatistica, cioè il fissare delle leggi universalmente valide che riguardano il comportamento sociale e le quali caratteristiche erano la razionalità supportata dall'eleganza.

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