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Teofilo Folengo

Teofilo Folengo nasce a Mantova nel 1491 da nobili decaduti; nel 1508 entra nell'ordine benedettino presso il convento di Sant'Eufemia a Brescia per poi passare, nel 1512, al convento di San Benedetto Mantovano.
Gli anni principali della sua attività sono il triennio 1513-1516, presso il convento di Santa Giustina a Padova; la città, culla della produzione maccheronica, esercitò un fascino irresistibile sull'autore.
Uscito dall'ordine nel 1524, in seguito a oscure vicende, si reca a Venezia (1526) come precettore di Paolo Orsini, decide così di rientrare nell'ordine, che lo accettò nel 1534. Dopo una breve esperienza in Sicilia, muore a Bassano nel 1544.

Le Maccheronee
L'editio princeps delle Maccheronee, il cui nome latino è Opus macaronicum, risale al 1517 per l'editore Paganini; quattro anni dopo abbiamo la seconda edizione nota con il nome di Toscolana. La terza, la Cipadense, esce tra il 1539 e il 1540; mentre l'ultima, la quarta edizione, che prende il nome dallo pseudonimo del curatore Vigasio Cocaio, esce postuma nel 1552.

Le quattro edizioni, qui ricordate, sono nettamente distinte l'una dall'altra: quello che si ritrova è una progressiva apertura di vedute e di elaborazione, da una semplice operetta ad un'opera letteraria vera e propria.
Le versioni sono tutte pubblicate sotto lo pseudonimo Merlin Cocai, il che è molto significativo. Vediamo perché; Folengo ci dà la spiegazione: cocaium in latino è il tappo di un barilotto che cercava sua madre quando lo partorì, Merlinus invece deriva dalla merla che gli portava il cibo ogni giorno nella culla; è chiara, qui, l'origine contadina dell'autore, che emerge però molto meglio in altre opere.
Nell'edizione Paganini troviamo due egloghe rusticane; nel Baldus ampie descrizioni contadine; nella Moscheide si ironizza sul mondo cavalleresco e epico.

Zanitonella
Di respiro più ampio è l'opera Zanitonella sive inamoramentum Zoaninae et Tonelli: partendo dalle due egloghe citate, Folengo amplia il racconto d'amore. La storia narra la vicenda di Tonello e delle sue pene d'amore, alternate a scene rusticane in cui il contadino è soggetto attivo, simbolo della vita vivace e spontanea della campagna, come rare volte si vede nel 1500 (cfr. Beca da Dicomano del Pulci, la Nencia da Barberino di Lorenzo il Magnifico).

Baldus
Il mondo contadino, come già accennato, è protagonista anche del Baldus: 15.000 versi aperti con l'invocazione alle Muse, qui maccheroniche, abitanti in un regno simile a quello dei Bengodi. Il racconto d'apertura narra l'amore di Guidone da Montalbano, della stirpe di Rinaldo, e di Baldovina, figlie del re di Francia. Il loro amore è preludio di disavventure e affanni che porteranno i due innamorati in Italia, fino alla campagna mantovana, in cui i due troveranno pace pur perdendo l'originaria nobiltà.

I valori cavallereschi sono rivoluzionati, il mondo contadino elevato di grado e portato a elemento consolatore della perdita della nobiltà; le disavventure degli eroi lasciano lo spazio alle avventure del contadino Baldus, che combatterà con streghe, maghi, draghi, fino ad arrivare all'inferno.
L'opera dal sapore comico racchiude in sé anche elementi drammatici, facendo perdere la distinzione tra autori drammatici e maccheronici; per questi motivi, come disse M. Bachtin, l'opera di Folengo è a buon diritto rappresentante della "letteratura carnevalesca", che rifiuta i dettami tradizionali in nome della dissacrazione del carnevale di un mondo visto dal basso.

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