Mesta e pentita de’ miei gravi errori di Gaspara Stampa


Il sonetto, di chiara imitazione petrarchesca, è incentrato sul tema del desiderio di redenzione che spinge la poetessa a cercare, nella fede cristiana, un rifugio sicuro dove poter placare il proprio animo agitato dalle passioni amorose.
L’esistenza umana viene rappresentata con la metafora della nave che, in balìa delle onde, rischia di affondare più colte e spera di poter finalmente ancorarsi in un porto sicuro.
La poetessa, pentita degli errori commessi in una vita trascorsa ad inseguire amori vani e fugaci, rivolge una preghiera al Signore affinché, Lui che è morto per riscattare il genere (“seme”) umano dal peccato originale, la tragga in salvo dal mare in tempesta in cui è naufragata.
Il sonetto è costituito da due quartine e due terzine di versi disposti in rima secondo lo schema metrico ABBA, ABBA, CDC, DCD.
Le espressioni del lessico petrarchesco riprese dalla poetessa sono : “tempo breve”, “vita fugace”; “intenerisci i cori”.
Che cosa esprimono i vv. 1-2 (“Mesta e pentita…e si lieve”)? Questi versi esprimono il pentimento della poetessa per aver inseguito (“vaneggiar”) a lungo le tentazioni dei sensi, cioè una cosa futile e leggera.
Che cosa sono i “vani amori” del verso 4? Si tratta degli amori terreni, vani al confronto dell’amore di Dio.
La frase “e rendi calda la gelata neve” vuol significare che Dio ridesta nei cuori degli uomini la fiamma dell’amore.
Che cos’è il “pelago”? Si tratta del mare in tempesta, metafora delle passioni della poetessa.
L’invocazione con cui si chiude il sonetto (“dolce Signor, non mi lasciar perire!”) esprime lo smarrimento e la dolcezza che sono tipici del poetare di Gaspare Stampa.
Gaspara Stampa fu autrice di numerose poesie liriche, riunite in un Canzoniere, il cui motivo ispiratore è la passione amorosa per il Conte Collatino di Collalto. Questi, dopo tre anni trascorsi con la poetessa, l’abbandonò per recarsi in Francia dove sposò un’altra donna. La Stampa visse anni di sconforto, ma successivamente cercò conforto in altri amori, sempre con esito infelice; ripiegò, infine, negli ultimi anni della sua vita, nella fede cattolica. Morì a trent’anni, nel 1554, uccisa da una malattia ereditaria.
Di Gaspara Stampa ci resta il già citato Canzoniere, che contiene liriche ispirate da vari stati d’animo (gioia, disperazione, solitudine, ecc.), nonché dal ricorso a Dio nella parte conclusiva della sua vita. L’opera, che può essere considerata una sorta di “diario”, si lascia apprezzare per l’originalità, nonostante la preponderante influenza petrarchesca, e per l’assenza di finzione letteraria, poiché la poetessa lascia libero sfogo alle inquietudini derivate dalle sue tormentate storie d’amore. Il risultato è un testo forse di non eccelso valore poetico, ma ricco d’immagini di profonda bellezza condensate in versi che, secoli dopo, raccolsero il consenso di un grande poeta come Gabriele D’Annunzio.
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