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Pietro Aretino

Figlio di Margherita Bonci e di un nobile aretino, Pietro nasce ad Arezzo nel 1492. Nel 1506 è a Perugia e nel 1517 a Siena e poi Roma. Qui ha ben presto fama e fortuna, soprattutto in seguito alla morte di Papa Leone X, quando scrisse le Pasquinate, composizioni anonime denigratorie contro il successore Adriano VI.
Tale vicenda gli costò l'abbandono di Roma, seppur protetto dal cardinale Giulio de' Medici. All'elezione di quest'ultimo al soglio pontificio (1523), l'Aretino torna a Roma, suscitando scandalo, poiché era stato l'autore di sonetti osceni. La sua presenza era vista tanto negativamente da portare il Giberti, datario, ad assoldare un sicario per assassinarlo. Ferito nel 1527 da tale azione, è costretto a lasciare Roma e a riparare a Mantova, aiutato dall'amico Giovanni dalle Bande Nere, morto il quale, Aretino scriverà le Lettere, dedicandogli una delle pagine più belle. Lascia, così, Mantova e si reca a Venezia, dove scrive lasciando libera la sua vena satirica, tanto che Francesco I gli inviò in dono una collana d'oro e Carlo V una pensione annua; rimase a Venezia fino alla morte nel 1556.

La poetica e le opere
Aretino condannava profondamente la figura di intellettuale cortigiano e l'ideologia delle corti, tanto che scrisse un Ragionamento delle corti (1538), rovesciando i canoni proposti dal Castiglione.
Il rifiuto è netto anche per le regole, l'Aretino si abbandona ad un violento anticlassicismo, contrapponendo all'arte la natura, vista come estrema e ultima libertà dello scrittore. Da ciò scaturiscono le caratteristiche delle sue opere: stupire, incuriosire, scandalizzare, provocare, inventare.
Il petrarchismo di Opera nuova (1512) lascerà il posto a Sonetti lussuriosi, illustrazione in versi di incisioni erotiche. La versatilità dei suoi interessi e il suo cambio d'ottica traspaiono dalla sua opera teatrale, la Cortigiana (1525), in cui mette in luce la corruzione della corte romana, polemizzando ancor più, però, in opere come Il Marescalco, la Talanta, l'Ipocrito e Il Filosofo; nel 1546 esce l'Orazia, per molti la migliore tragedia che quel secolo ci abbia lasciato.
Nel decennio 1534-43 abbiamo le opere sacre e agiografiche come la Passione di Gesù, l'Umanità di Cristo, Genesi, Vita di Maria Vergine, Vita di Caterina vergine e martire, Vita di san Tomaso.
Contemporaneamente pubblica i Ragionamenti in cui confluiscono le due opere precedenti: Ragionamento della Nanna e della Antonia (1534) e Dialogo nella quale la Nanna insegna a la Pippa (1536); nel primo Nanna racconta le sue vicende erotiche, come monaca come maritata e come prostituta; nel secondo Nanna istruisce Pippa sull' "arte puttanesca".

Tale opera contraddice le maniere raffinate tipiche del Rinascimento e sono un'antitesi rispetto al Cortigiano.
Altre opere sono I primi tre canti di Marfisa (1533) e l'Orlandino (1540) e il Dialogo delle corti parlanti (1543).
In tutte le opere la battaglia dell'Aretino è contro il petrarchismo, le regole e il classicismo; ne nasce uno stile libero, sciolto, crudo, anche virtuoso in modo eccessivo, misto di espressioni colorite e di diversa origine.

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