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Il pensiero politico di Guicciardini: "Ricordi politici e civili"

Il pensiero politico del Guicciardini si ritrova all’interno delle sue opere politiche storiche, soprattutto nei ricordi politici e civili, nelle considerazioni su Machiavelli e nella storia d’Italia. Le sue opere risultano essere più significative di quelle di Machiavelli perché lui non elabora una teoria universale ma preferisce indagare facendo uno studio sulla connessione tra evento ed evento. L’uso di questa tecnica che esclude ogni astrazione teorica si basa sul concetto che solo dall’esperienza si possono cogliere tutti gli elementi per procedere scientificamente all’analisi storica.

I “Ricordi politici e civili” sono l’opera più significativa e più discussa del Guicciardini dove sono esposti in forma non sistematica i suoi più importanti concetti etico-politici. Questa opera fu concepita soprattutto nel periodo durante il quale fu costretto all’esilio volontario nella villa di finocchietto anche se si pensa che la stesura cominciò nel 1525. L’opera come tutte le altre non era destinata alla pubblicazione infatti nella seconda metà del cinquecento fu pubblicata solo una parte incompleta mentre la prima edizione completa si fece aspettare fino al 1857. Essa comprende 403 pensieri,massime e sentenze che rappresentano una serie di insegnamenti per i figli, per cui l’opera è caratterizzata dall’introspezione psicologica e dalle confessioni dell’autore. Genere letterario utilizzato da Petrarca nel suo “Secretum” ma che si trova anche in alcuni autori europei tra cui De La Rouchefaucould. Significativo è quando lo scrittore adduce di aver seguito tre papi (Leone X,Adriano VI ,Clemente VII)non per carattere religioso ma esclusivamente per motivi utilitaristici,giustificazione con la quale i critici dell’ ottocento non concordarono, tra cui De Santis che insieme ad altri pensò che il Guicciardini fosse mosso da scopi personali. Tuttavia una critica più moderna esclude ogni sorta di scopo personale in ragione del carattere della sua attività politica,molto forte nel condannare principi e nobili. I Ricordi evidenziano l’amarezza che prova Guicciardini per la sua condizione di esule, costretto a ritirarsi nella residenza di Finocchieto. Si nota inoltre come lo scrittore osservi la realtà pubblica e privata sempre più degradata e non può far nulla nel vedere che trionfano i malvagi e la malvagità denotando un evidente pessimismo. Viene ribadito il concetto di “discrezione” che rimane l’unica virtù dell’uomo e di “particulare” che deve essere l’unico interesse che l’uomo deve avere. Nei ricordi ritroviamo molto del Guicciardini uomo, ma ciò non indica che tutto il suo pensiero sia racchiuso in quest’opera,infatti al contrario del Machiavelli lo scrittore riflette con un atteggiamento moralista più che politico e riflette sui propri ed altri comportamenti

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