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Guicciardini, Francesco - La vita

Francesco Guicciardini nacque nel 1483 a Firenze, dove studiò giurisprudenza seguendo lezioni di diritto civile dal maestro Francesco Pepi. Dal 1500 soggiornò a Ferrara per poi proseguire gli studi a Padova. Rientrato a Firenze nel 1502 cominciò a insegnare diritto civile e nello stesso anno si laureò e cominciò a professare l'attività di avvocato. Nel 1506 l'attività accademica fiorentina si spense con la chiusura dello Studio, nel frattempo Francesco si era sposato, contro il volere del padre, con Maria Salviati appartenente ad una famiglia politicamente esposta che si opponeva a Pier Soderini. Ma Guicciardini considerava soprattutto il prestigio e la buona reputazione dei parenti della moglie, che avrebbero potuto avere nella sua vita un ruolo importante. Al matrimonio seguì l'inizio di una carriera pubblica rapida e brillante: con l'aiuto del suocero fu nominato tra i capitani dello Spedale del Ceppo, nel 1508 inizia la stesura delle Storie Fiorentine e delle Ricordanze, un testo autobiografico che rientra nella tradizione dei ricordi mercantili fiorentini. Nel 1509 grazie all'appoggio del potente Salviati ottiene l'avvocatura del capitolo di Santa Liberata. Successivamente fu ambasciatore presso il re di Spagna che porta Guicciardini ad uscire dalla cerchia dell'ambiente giuridico fiorentino per entrare nell'ambito della grande diplomazia internazionale. Dall'esperienza spagnola nasce la Relazione di Spagna, un'analisi nitida delle condizioni sociali e politiche della penisloa iberica. Nel 1513 torna a Firenze dove da circa un anno erano rientrati i Medici con l'appoggio dell'esercito ispano-pontificio. Qui trascorre tre anni di sostanziale inattività politica e nel 1514 fa parte degli Otto di Balia e nel 1515 della Signoria. Il suo appoggio alla famiglia dei Medici sfocia nell'elezione ad avvocato concistoriale e governatore di Modena quando sale al soglio pontificio Giovanni de Medici con il nome di Papa Leone X. Il suo ruolo di primo piano nella politica romana si consolida con l'elezione nel 1517 a governatore di Reggio e di Parma. Nominato nel 1521 commissario generale dell'esercito pontificio alleato di Carlo V contro i Francesi, Guicciardini si trova ad agire in prima persona nel campo politico e diventa egli stesso un protagonista. In questi anni andrà accumulando quell'esperienza diretta che arricchirà il suo patrimonio di scrittore durante la composizione dei Ricordi e della Storia di Italia. Alla morte di Leone X nel 1522, Guicciardini si trova a Parma a fronteggiare l'assedio dei Francesi e scrive Relazione della difesa di Parma. Nel 1523 viene inviato da Clemente VII (Giulio de Medici) a governare la Romagna, terra agitata dalle lotte fra i potenti locali. Qui aumenta il proprio prestigio mostrando uno spiccato senso di giustizia sociale. Per contrastare lo strapotere di Carlo V propugnò l'alleanza tra gli stati italiani e la Francia. L'accordo venne sottoscritto a Cognac nel 1526 ma la Lega fu ben presto sconfitta; nel 1527 le truppe imperiali saccheggiavano Roma mentre a Firenze veniva instaurata la terza e ultima repubblica. Coinvolto in queste vicende e guardato con sospetto dai nuovi governanti per i suoi trascorsi medicei si rifugiò nella sua villa a Finocchieto e qui compose due orazioni e una lettera in cui seguendo il modello dell'oratio ficta (orazione immaginaria) espone le accuse che potevano essere mosse dal suo operato e le confuta, fingendo di ricevere da un amico espressioni di conforto. Durante questo ozio forzato scrive anche le Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima deca di Tito Livio in cui contesta le concezioni del suo concittadino. Nel 1529 dopo la confisca dei beni, lasciò Firenze per mettersi di nuovo al servizio di Clemente VII che gli offrì un incarico diplomatico a Bologna. Con il ritorno dei Medici nel 1531 rientrò nella sua città e divenne consigliere del granduca Alessandro; il successore di questo, Cosimo I non gli riconfermò la carica e Guicciardini si ritirò nella villa di Arcetri dove trascorse gli ultimi anni dedicandosi all'attività letteraria: riordinò i Ricordi politici e civili, raccolse i Discorsi politici e soprattutto si dedicò alla stesura della Storia d'Italia. Morì nel 1540.

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