Francesco Guicciardini

Fu protagonista della politica italiana negli anni delle guerre per il dominio della penisola tra Francia e Spagna, e ne divenne anche il lucido interprete sul piano storiografico.
discendente da una delle più importanti famiglie fiorentine, ricevette una solida formazione umanistica. nel 1512 interruppe a stesura della sua prima opera, le storie fiorentine, per assumere un incarico diplomatico, un ambasceria alla corte di Spagna, ove rimase fino al 1514. qui scrisse l'opera politica Il discorso di logrogno ( 1512), una proposta di organizzazione politica dello stato fiorentino, cui fece seguire poco dopo l'altro discorso " del governo di Firenze dopo la restaurazione dei Medici" e "Un diario di viaggio". tornato in Italia e tornato in buoni rapporti con i de medici di nuovo al potere, nel 1516 ebbe da papa Leone X l'incarico di governatore di Modena ( in seguito anche di Reggio Emilia e della Romagna). in quegli anni si dedicò alla stesura del Dialogo del reggimento di Firenze ( 1525). in campo politico operò soprattutto per favorire l'alleanza tra Francia e papato in funzione anti imperiale ( lega di cognac), al cui interno fu nominato Luogotenente generale della chiesa. dopo il sacco di Roma ( 1527), venne rimosso dalle cariche che ricopriva.
Tornato a Firenze, da cui frattempo erano stati cacciati i medici, si dedicò all'attività letteraria: scrisse una parte dei Ricordi ( 1528) e opere storiche, come le storie fiorentine ( 1528-31) e soprattutto le Considerazioni sopra i discorsi del Machiavelli ( 1528), rilevanti per comprendere la sua concezione della politica. bandito dalla città a causa delle sue simpatie medicee, si rifugiò in Romagna presso clemente VII. quando nel 1530 la repubblica fiorentina fu abbattuta, egli prese rapporti di collaborazione con il papa, che nel 1531 lo nominò governatore a Bologna e nel 1533 lo volle con se in un viaggio a Marsiglia per incontrare il re di Francia. Si dedicò quindi all'organizzazione del potere mediceo a Firenze, ma poco alla volta venne emarginato: ritirandosi allora nelle sue proprietà si dedicò sempre più al lavoro letterario e in particolare alla stesura del suo capolavoro, "La storia d'Italia", iniziata nel 1536 e non del tutto terminata quando lo colse la morte nella villa dei Montici.

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