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Castiglione, Baldassar - Il Cortegiano

Il libro del Cortegiano fu concepito con l'intento di descrivere la figura ideale dell'uomo di corte. La prima edizione del Cortegiano fu stampata da Aldo Manuzio nel 1528, seguita a distanza di pochi mesi dalla ristampa a Firenze presso i Giunti. Suddiviso in quattro libri il Cortegiano è ambientato presso la corte di Urbino nel 1506, quando Castiglione era al servizio di Guidubaldo e il palazzo dei Montefeltro era frequentato da molti intellettuali di grande prestigio come Pietro Bembo, Bibbiena, Ludovico di Canossa, Iacopo Sadoleto, Antonio e Federico Fregoso e Giuliano de Medici, che sono infatti i principali interlocutori del dialogo. La conversazione si svolge di sera nel salotto della duchessa Elisabetta. Nei capitoli iniziali viene scelto l'argomento e a Ludovico di Canossa viene affidato il compito di introdurre la discussione. Dopo un esame preliminare delle virtù che deve possedere il cortigiano, viene enunciata la regola fondamentale del suo comportamento, ossia l'uso della sprezzatura, in quanto pratica che dissimula lo sforzo facendo apparire naturali anche gli atti più studiati. Inizia poi la parte dedicata alla questione della lingua in cui è espressa un'idea della lingua italiana conforme all'ambiente eterogeneo dei cortigiani. La preoccupazione dominante di questa sezione è quella di individuare il modello di una civile e colta conversazione. Il dialogo poi prosegue con l'affermazione della superiorità delle lettere sull'esercizio delle armi e con il confronto tra la scultura e la pittura. Nel secondo libro si prosegue con l'analisi delle qualità e delle virtù di cui deve dare prova il perfetto cortigiano, non si segue un formulario di consigli pratici, bensì si parte dal principio della grazia e della sprezzatura per descriverne gli ambiti in quanto grammatica del vivere. Da qui deriva l'importanza della parola. Maestro di facezie è sicuramente Bernardo Dovizi da Bibbiena. Il trattato sulle facezie rappresenta non solo una compiuta trattazione del comico rinascimentale ma appare strettamente connesso con l'arte della cortigiania, poichè i motti e le burle sono origine di sagacia e intelligenza nonchè di conoscenza retorica poichè fondati su meccanismi di straniamento dell'interlocutore. Il terzo libro intende formare la donna di palazzo con le stesse regole del perfetto cortigiano. Naturalmente emergono dei tratti specifici della condizione femminile, in primo luogo la bellezza finalizzata allo scenario della vita di corte. Ma il discorso si sofferma soprattutto sugli aspetti sociali. Al capitolo 12 si apre una controversia filosofica sull'essenza della donna. La discussione si riconverte però in narrazione attraverso il racconto di alcune storie esemplari. Si costituisce così una simmetria con il secondo libro, lì un elenco di facezie, qui un elenco di novelle. Alla fine del libro si affaccia la disputa sull'amore in cui le regole della discrezione definiscono una sorta di ars amandi attenta al cerimoniale della vita di corte. Il quarto ed ultimo libro è invece più tormentato. La prima parte tratteggia il rapporto del cortigiano con il potere, mettendo a nudo le ambizioni del principe che vanno contro i sudditi e a favore proprio. Le pagine sulla tirannide fanno uso di un linguaggio crudo e violento mentre l'esaltazione dell'amore platonico nella seconda parte presenta un tono più appassionato. Gli squilibri degli argomenti e del tono discorsivo spezzano il limite del giocoso del Cortegiano e fanno spazio a una realtà più complessa e rendono meglio l'idea della vita al palazzo di Urbino. La figura del perfetto cortigiano diviene quindi il simbolo di una civiltà colta e raffinata.
Questo brano definisce la natura e il comportamento del perfetto uomo di corte. Castiglione afferma che per essere un buon cortigiano oltre a svolger bene le proprie mansioni bisogna anche sforzarsi di assomigliare al padrone della corte. Il perfetto cortigiano deve essere aggraziato e deve far uso della sprezzatura, cioè non deve solo eccellere nelle attività di corte, ma deve dimostrare come naturali le acquisizioni che gli sono costate tanta fatica di studio e di esercizio. Deve celare agli occhi del mondo il suo apprendistato.

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