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Baldessar Castiglione

Vita
Uno degli autori più importanti del periodo rinascimentale, soprattutto per quanto riguarda la trattistica sul comportamento, è Baldesar Castiglione.
Baldesar Castiglione nacque presso Mantova in una famiglia di antica origine feudale. Era un nobile che dedicò molto del suo tempo all’attività di scrittore, in particolare presso la corte dei Montefeltro ad Urbino. Nell’ultimo periodo della sua vita fu costretto a passare ad una vita eccelsale e morì proprio nella prima metà del 500, sotto il regno di Carlo V che alla sua morte lo definì, nell’elogio funebre, il migliore cavaliere del mondo.
Tra le sue opere la più celebre è senz'altro Il libro del cortegiano.

Il libro del Cortegiano
Il libro del Cortegiano fu concepito con l’intento di descrivere quale fosse il comportamento più giusto che il cortegiano doveva tenere e quale fosse il comportamento ideale del principe verso di lui.

Si tratta di un’opera dialogica divisa in 4 libri, ambientati nella corte di Urbino nell’autunno 1506.
Nel primo libro dopo una spiegazione dell’opera che ne segue, e quindi dopo un esame preliminare delle virtù che deve possedere il cortigiano, viene enunciata la regola fondamentale del suo comportamento: evitare sempre l'affettazione, usando invece la "sprezzatura" che dissimula lo sforzo, facendo apparire ogni gesto il più possibile naturale. Si passa poi ad analizzare la formazione culturale che ben si addice ad un uomo raffinato nonchè il problema del linguaggio. Il cortigiano userà una lingua nè troppo arcaica nè esclusivamente di matrice toscana.
Il secondo libro tratta delle strategie comunicative da attuare durante la conversazione: usare la parola giusta nel giusto contesto. E a proposito di questo, segue il trattato sulle facezie.
Nel terzo libro si intende formare il comportamento ideale della donna, della cortigiana. Castiglione fa notare come la cortigiana non deve avere possedere solo la bellezza, ma deve anche saper parlare, avere una buona preparazione culturale per meglio inserirsi nell'ambiente della corte.
Il quarto e ultimo libro è dedicato al tormentato rapporto tra il cortigiano e il potere. La speranza è che si venga a creare una sorta di rapporto paritetico tra il cortigiano e il principe: il cortegiano deve evitare ogni forma di adulazione e di falsità, mentre il principe deve cercare in lui i consigli di una sicura guida intellettuale e morale.

Analisi del brano Grazia e sprezzatura (Il libro del Cortegiano, cap. XXVI, libro I)

Castiglione dà indicazioni su come, secondo lui, dev’essere il prototipo del cortegiano ideale.
Introduce subito l’idea che ogni buon discepolo debba somigliarsi al maestro e, nel caso fosse possibile, trasformarsi in lui. In questo passaggio si enuncia, non in maniera meccanicistica ma del tutto personale, il principio pedagogico dell'imitazione: chi vuol far bene le cose deve farle con metodo per essere il più possibile simile al maestro.
Secondo Castiglione, ci sono persone che dai prìncipi prendono solo difetti, come la superbiaù: il cortegiano, invece, deve prendere solo pregi da ognuno come l’ape che coglie la parte migliore del nettare dei fiori.
In questo brano Castiglione introduce quattro parole chiave: la grazia, l’affettazione, la sprezzatura e l’arte.
La grazia è l’obbiettivo da raggiungere, cioè una certa compostezza ed equilibrio che si ottiene solo fuggendo dall’affettazione, o ostentazione delle nostre doti, evitando sempre il servilismo e l’adulazione. Questo permette di raggiungere la sprezzatura, cioè un equilibrio esteriore che nasconde l’arte, cioè l’impegno del cortigiano a dissimulare la costruzione dei suoi modi, tale che tutto sembri spontaneo e naturale.
Nel brano, inoltre, ci sono due riferimenti storici. Il primo riguarda Ferrando minore d’Aragona, considerato superbo e quindi non imitabile; il secondo richiama il primo libro del De Oratore di Cicerone, in cui si discute dell'arte oratoria.
Nella letteratura classica un perfetto esempio di dissimulazione dello sforzo esistente dietro la composizione testuale sono le opere di Catullo.

La sintassi di questo brano è prevalentemente ipotattica con molte subordinate e ricca di latinismi.

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