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Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564)


Introduzione: compose i suoi primi versi nei primissimi anni del ‘500, sotto l’influsso di letture dantesche, petrarchesche e del Pulci. Quello poetico restò un esercizio privato, diffuso solo frammentariamente. Michelangelo predilige le forme brevi, il sonetto e il madrigale, il metro lirico più libero in quanto svincolato da uno schema rigido. Il lessico da lui usato è concreto e reale.

O notte, o dolce tempo, benché nero: composto mentre dipingeva il Giudizio Universale (1535-1541), questo sonetto ha per tema l’elogio della notte.
“O dolce tempo, tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero, in sogno spesso porti”.
“O ombra del morire, rasciughi i pianti e posi ogni fatica”.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto: indirizzato a Vittoria Colonna e composto fra il 1538 e il 1544, il sonetto è una meditazione di M. sull’operare artistico e sulla propria esperienza amorosa. L’ottimo scultore non può concepire alcuna figura che già non si trovi nel marmo, però circondata da materia in più, inutile. Contrariamente, dalla donna amata riesce a trarre solo il contrariò di ciò che desidera, cioè il mal da cui rifugge, non il ben che si ripromette.

Giunto è già ‘l corso della mia vita: poesia tarda (1552-54), è dominata da una intensa ispirazione spirituale dopo che l’arte e l’amore, finora ragioni della sua vita, si sono rivelati anch’essi errore e vanità dinanzi alla prospettiva della morte corporale e della dannazione.
“Gli amorosi pensieri, già vani e lieti…Né ginger né scolpir fie più che quieti l’anima, volta a quell’amor divino c’aperse, a prender noi, ‘n croce le braccia”.

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