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Angelo Beolco detto Ruzante

Di Angelo Beolco non si hanno notizie biografiche certe, eccetto che visse nella prima metà del '500 e morì intorno ai 50 anni, nacque a Padova e nella sua vita amministrò i possedimenti di un signore veneto. Evidente nelle sue opere è il rifiuto alla cultura cortigiana.
La Betìa, una commedia in pavano, in cinque atti, si ricollega esplicitamente alla tradizione padovana dei mariazi, farse in versi di argomento matrimoniale: tratta infatti di una storia d'amore tra villani. Il suo protagonista è un contadino affamato ed ignorante, carattere clichè della tradizione orale, anche se presenta uno sviluppo notevole ed interessante.
Nel Pastoràl il contadino protagonista è ancora caricaturale ed il suo nome è Ruzante, con cui erroneamente i romantici identificarono l'autore. L'opera è caratterizzata dal dualismo tra il pastore Pàn e il contadino Ruzante e dall'equivoco sul nome Pàn sentito da Ruzante (pane).
Nel Parlamento di Ruzante sale a galla la Venezia sconvolta costantemente da guerre e dalle conseguenze che questa aveva sul contado (vd. Battaglia di Vianello); la fame percepita dagli strati più umili della popolazione era argomento serio anche nelle commedie. In esso Ruzante Beolco raggiunge l'apice della sua polemica, demitizzando la guerra e dando attenzione al contado, che era sempre stato escluso sia dall'attenzione della letteratura, che delle signorie, che vivevano sulle sue spalle. Il protagonista, ancora una volta il contadino Ruzante, che aveva tentato la carriera militare per sfuggire alla miseria vivendo di bottini di guerra, torna dalla guerra più povero di prima e viene abbandonato dalla moglie divenuta una prostituta e sotto la protezione di "chi la fa mangiare".
Ne "la Piovana" e ne "la Vaccaria" Beolco torna al modello classico di Plauto.

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