Mito 2715 punti

Angelo Beolco, detto il Ruzante

Beolco nasce a Padova intorno al 1500, figlio illegittimo di un medico; morto il genitore, Beolco amministra i beni di famiglia dei cinque fratellastri; conosce in quegli anni Alvise Cornaro, umanista, autore di scritti di architettura e di idraulica, capo della corte rinascimentale creatasi intorno alla sua villa sui Colli Euganei. Beolco fu molto spesso, lì, ospite del suo amico, rappresentando le commedie che andava scrivendo e incontrando numerose personalità dell'epoca. Fonda con amici, sempre della schiera del Cornaro, una delle prime compagnie teatrali semiprofessioniste, attiva a Venezia tra 1520 e 1526. Muore nel 1542.

L'attività intellettuale
Appartengono alla produzione di Beolco:
* due commedie in versi
* cinque commedie in prosa
* tre dialoghi
* due orazioni
* due lettere monologhi

* alcune liriche

Pastoral
Scritta tra il 1519 e il 1520 Beolco spezza il genere dell'egloga inserendo forti elementi parodistici, dati da personaggi rozzi del mondo contadino.

Betìa
Del 1522-25 è la Betìa; in quest'opera Beolco celebra la sensualità dei contadini in contrapposizione ai canoni amorosi platonici che in quegli anni Bembo esaltava (cfr. Asolani di Bembo). Lo schema dell'opera è il mariazo, farsa in versi che celebra il matrimonio e rielabora spunti della poesia giullaresca; la parodia degli Asolani, avvicina l'opera ai poeti maccheronici.

Prima Oratione e Seconda Oratione (1521 - 1528)
Le orazioni sono scritte in onore dei cardinali Marco e Francesco Cornaro; qui Ruzante rappresenta le dure leggi che governano il mondo contadino.

Dialoghi
scritti tra il 1527 e il 1531, si intitolano Il Parlamento de Ruzante che iera vegnù de campo e Bìlora. Il primo rappresenta la condizione disperata di Ruzante che, dopo aver combattuto presso Agnadello, viene abbandonato dalla moglie, stanca di esser lontana dal marito e non aver neppure i soldi per sostentarsi; nel secondo Bìlora è un contadino che si reca a Venezia per riprendersi la moglie scappata con un ricco possidente. Richiesta invano la moglie, Bìlora uccide il rivale. Qui il tema fondamentale è la contrapposizione tra campagna e città e tra l'uomo ricco e il contadino dai modi villani. In tal modo si inserisce nel filone della satira del villano.

Moscheta
Qui Ruzante racconta l'infedeltà della moglie Betìa, l'uomo travestito si rivolge alla donna in lingua moscheta per provarne l'onestà; la polemica qui è con la lingua fine e alta, usata per creare uno stacco con il mondo contadino.

La Piovana e La Vaccaria (1532-33)
Sono la prova, per Beolco, di avvicinarsi ai modelli classici, ispirandosi a Plauto.

Anticlassicismo in Ruzante
La produzione di Ruzante è intrisa di anticlassicismo, poco studiato ma presente accanto al classicismo rinascimentale. Beolco parla di un mondo guardando dal basso la società, usa il dialetto contadino, turpiloquio e il suo scopo è il totale rovesciamento della visione armonica, canonizzata dal Bembo.

Registrati via email