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Analisi poesia Amori di Pesci - introduzione

La poesia Amori di pesci appartiene alla raccolta Lira di Giovan Battista Marino, uno dei massimi esponenti della letteratura barocca in Italia. Caratteristica comune del genere è rappresentato dalla fitta rete di metafore e di figure retoriche che conferiscono al componimento barocco una struttura articolata e ricca. Nel Seicento la letteratura si libera da obiettivi moralistici e pedagogici. Si forma infatti un’arte di mercato e lo scopo della letteratura diviene quindi subordinata al gusto del pubblico. Il fine della letteratura è quindi il diletto, in netta contrapposizione con quanto accadeva a fine Cinquecento per esempio nel caso della Gerusalemme liberata di Tasso. È questo il segnale esplicito che i tempi stanno cambiando e l’arte come sempre è testimone di questi mutamenti.
Questo componimento ha come tema centrale l’amore, un classico della lirica, che però è analizzato sotto una prospettiva insolita e veramente bizzarra. Infatti la bizzarria e la stravaganza sono all’ordine del giorno nei componimenti del Barocco. Dall’osservazione della natura Marino ricava la dimostrazione che l’amore, inteso come impulso biologico, anima ogni aspetto della realtà. Questa scoperta matura però nel componimento in una maniera inaspettata: Marino, infatti, descrive situazioni di amore che si possono al di sotto delle acque dei mari. Da questa rappresentazione emerge che anche le profondità marine sono intrise di amore, il quale si trova veramente ovunque. Nell’ultima terzina invece avviene il completamento dell’evocazione del mare; infatti queste immagini sono state descritte per far comprendere quanto sia duro il cuore della “perfida Lilla” che non rende mai felice l’autore ricambiando il suo sentimento amoroso.
Lungo tutto il componimento l’atteggiamento dominante dell’autore è quello dell’osservazione. Nelle prime tre strofe l’autore descrive e osserva gli animali acquatici che dimostrano sentimenti amorosi. Poi nell’ultima terzina pone l’attenzione del lettore sul sentimento di Lilla. Indicativo è l’utilizzo insistito del verbo “vedi” ripetuto ben tre volte, ai versi 3, 9 e 12.
Grande fonte della letteratura barocca fu senza dubbio Torquato Tasso. Un aspetto in particolare che è presente in questa poesia di origine tassiana è rappresentato dall’enjambement. Tasso utilizzava infatti il “parlar disgiunto” per ottenere uno stile sublime e alto. In questo componimento rilevante è il ruolo assunto dall’enjambement presente tra il terzo e il quarto verso. Esso separa due coppie di animali dall’atto di “baciarsi”. Ciò produce l’impressione di un movimento improvviso e di come l’amore sia un sentimento travolgente e un impulso irresistibile anche in animali ritenuti lenti e insignificanti. I termini “conca” e “nicchio” sono raddoppiati per mostrare le relazioni tra le coppie di animali e l’atto dell’accoppiamento.

Le quartine
Ogni animale è attratto dall’incredibile forza dell’amore che sfoga con un suo simile, la conca con la conca e il nicchio con il nicchio. In tutta la prima quartina della poesia si ripete continuamente il suono duro /c/ per rappresentare realisticamente il suono prodotto dal cozzare delle conchiglie. Il suono dolce della /c/ all’inizio del quarto verso invece intende risaltare la dolcezza dell’atto del bacio in mezzo a tutti quei suoni duri. È propria questa parola che risulta marcata all’interno della poesia poiché svela la tenerezza degli animali marini. In questa quartina si assiste a un progressivo addolcimento dei suoni andando dall’inizio verso la fine: è segno dell’addolcimento causato dalla nobiltà del sentimento amoroso che rende tenere e morbide anche le asperità e le rozzezze.
Nella seconda quartina della poesia la “biscia del mar” è un animale che ha una funzione particolare. Infatti essa si comporta in un modo che la rende simile agli esseri umani. Infatti è disposta ad avventurarsi in una zona rischiosa, in cui battono i raggi del sole e in prossimità della superficie, per incontrare la propria compagna. Così l’uomo è capace di compiere delle imprese impensabili o di affrontare delle pazzie pur di riuscire a congiungersi con la propria amata. Questa estensione del regno dell’amore conferma quanto detto per la prima strofa: l’amore è una forza irresistibile che domina tutto l’universo, persino la dimensione animale.
Nella prima terzina compare un nuovo animale, la fredda anguilla che scalpita per amore e gira di grotta in grotta. Anche questo è un atteggiamento tipico da essere umano innamorato. Il movimento inquieto e zigzagante degli animali suggerisce che l’amore è una forza che origina comportamenti imprevedibile e incontrollabili. Proprio questa immagine ci fa riflettere su come in realtà la poesia barocca sia simile all’amore. Come la poesia tipica di questo periodo causa diletto, meraviglia, originalità e stupore, così anche l’amore crea reazioni irrazionali e abbastanza sorprendenti. È presente in questa strofa un ossimoro molto significativo: infatti la fredda anguilla arde. Non va intesa letteralmente, ma l’ardore provato dall’animale è rappresentato dalla forza dell’amore che scalda ogni cosa, anche i corpi freddi dei pesci.

La seconda terzina è una strofa fondamentale nel componimento perché rappresenta la conclusione che dà significato pieno anche alle strofe iniziali. Infatti in questa ultima strofa si comprende che la descrizione dell’amore tra i pesci serve a rendere ancora più negativa la durezza di cuore dell’amata Lilla. Si è in presenza di una contrapposizione, più ampia, tra l’amore caldo degli esseri viventi e il freddo cuore della perfida Lilla, una fanciulla che non ha lasciato che il suo duro animo potesse far parte del “regno dell’amore”. Questa terzina ha una chiara influenza dal repertorio petrarchesco: lo stesso sentimento che tormentò Petrarca, la consapevolezza di non poter mai arrivare alla donna amata, bellissima tuttavia irraggiungibile, è presente anche in Marino.

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