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Lo Zibaldone

Leopardi, a diciannove anni, cominciò ad affidare le proprie riflessioni ad un quaderno, che formò il primo nucleo di quello che lui stesso avrebbe chiamato Zibaldone di pensieri.
Il titolo dell'opera riflette la varietà dei temi affrontati e il carattere frammentario e provvisorio della scrittura.
Lo Zibaldone non nasce come opera per il pubblico, è formato da 4526 pagine e questa imponente mole di materiale fu pubblicata postuma.
L'opera si può definire come una specie di diario intellettuale, nel quale l’autore non manca di annotare anche episodi autobiografici e impressioni dirette, oltre alle proprie riflessioni linguistiche ( di carattere tecnico-filologico o tecnico-linguistico), filosofiche e letterarie: si tratta in pratica di un immenso e disordinato laboratorio intellettuale.
Lo Zibaldone è di fondamentale importanza per gli studi letterari odierni, perché si pone come un campo privilegiato per indagare il pensiero dell’ autore e soprattutto la sua evoluzione filosofica e poetica, che si presenta profonda e continua, fino a cambiamenti radicali di prospettiva e a rovesciamenti nelle conclusioni. Questo è il caso, ad esempio, delle riflessioni sul rapporto tra natura e civiltà.

Sul piano letterario, nella prosa dello Zibaldone prevale la ricerca di funzionalità: scrivendo per se stesso, e spesso per chiarire a se stesso il proprio pensiero, Leopardi mira a conservare le proprie esperienze e a rendere evidente il rapporto tra l’esperienza concreta della vita e la riflessione filosofica o artistica.

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